La memoria dei lavoratori morti lontani dal loro Paese

Roma, 14 dicembre 2021 – Il lavoro italiano all’estero nel corso dei secoli fa parte di quel patrimonio di conoscenze molto poco indagato, e raccontato, nel Bel Paese. Radio Anmil oggi ha cercato di dare un contributo. Grazie alla collaborazione con Giovanni Perin, vice-presidente di Anmil Treviso e Consigliere nazionale ha dedicato un’ora di programmazione invitando esperti e appassionati a far luce sulla vicenda degli “scalpellini”, veri e propri artisti della pietra, impiegati nella costruzione di una delle dighe di Assuan in Egitto. In particolare la vicenda di Luigi Perone, figlio di mastro Raffaele, che perse la vita in seguito a una malattia legata alle cattive condizioni climatiche in cui erano costretti a lavorare tutti. Al confronto, oltre a Perin hanno preso parte il ricercatore Tommaso Gamboni, ricercatore, Gerardo Alfano, primario di Medicina interna, Gennaro Cibelli, appassionato di storia locale (Castel San Giorgio) Gerardo De Simone, nipote di Luigi Perone, e Paola Durastante, direttrice Inail di Treviso.
L’episodio scatenante è stato il viaggio di Perin presso il sacrario militare di El Alameim, dove sono conservati i resti di Luigino Perone, apprendista quattordicenne a seguito del padre, insieme a quelli di molti altri lavoratori. Condizioni dure quelle patite dalle maestranze di mezzo mondo, pagate bene dagli inglesi ma ospitate in condizioni misere. Alfano, medico, ha chiarito le numerose malattie, spesso mortali; Gamboni ha sottolineato come quello degli scalpellini è un mestiere universale presente in diverse parti d’Italia; Cibelli ha raccontato i tentativi che si stanno facendo a Castel San Giorgio, comune in provincia di Salerno, da cui provenivano molti scalpellini via via destinati a opere varie in giro per il mondo, per conservare la memoria; De Simone ha invece parlato della “memoria di famiglia” del periodo passato in Egitto dallo zio e dal nonno. “E’ su vicende come questa – ha sottolineato Paola Durastante  – che molti istituti pubblici di sostegno e assicurazione hanno potuto fondare la loro mission”.
Il materiale da passare al setaccio è molto. E per far luce, hanno concluso tutti, forse è davvero arrivato il momento di unire le forze.    

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.