Roma, 11 novembre 2021 – Indennità agli infermieri? La chiarezza da fare è ancora tanta. Radio Anmil ha provato a fare il punto invitando in trasmissione i diretti interessati. Ieri pomeriggio lo spazio delle 15.30 ha visto ai microfoni Laura Rita Santoro, responsabile regionale Lazio del sindacato di Nursing Up, Alessandro Iacchetti, coordinatore regionale Nursind, Domenico Lisciotto del Patronato Anmil di Reggio Calabria, e Salvatore Pellegrino, avvocato del Flepar Inail.
Santoro ha dichiarato di provare un grande indignazione di fronte alla sproporzione tra le roboanti dichiarazioni a proposito degli infermieri-eroi e quanto poi effettivamente messo sul piatto. Anche secondo Iacchetti, quello che si è verificato non è stato un riconoscimento ma una spartizione di risorse straordinarie improvvisamente rese disponibili nel clima di urgenza dettato dalla pandemia. Cosa ben diversa dal tentare di dare un profilo nuovo alla Sanità pubblica.
E a ben vedere, poi, i criteri attraverso i quali sono state distribuite le risorse non sono stati del tutto trasparenti. In breve, cosa può essere considerato un reparto Covid (a cui sono andate le indennità) quando in realtà tutti i reparti ospedalieri in questi mesi sono stati di fatto messi al servizio della lotta alla pandemia? E ancora, molti operatori esternalizzati o del privato non sono stati nemmeno presi in considerazione.
Non solo, ci son stati seri problemi di informazione per quanto riguarda i diritti di chi ha contratto la malattia professionale. Lisciotto ha parlato di diverse pratiche chiuse dall’Inail perché mancava, addirittura, la denuncia da parte della parte datoriale. Pellegrino riconosce che le procedure vanno migliorate e che molto ci sarà da fare sull’effettiva configurazione delle conseguenze del Covid. 
Insomma, se la Sanità è davvero la prima linea per combattere il Covid non si può più procedere per “tentativi ed errori” oppure, peggio, intrducendo distinzioni poco funzionali. “Quello che occorre – sottolinea Santoro – sono nuove piante organiche perché gli adeguamenti nelle stabilizzazioni rischiano poi di vanificare i loro effetti nel concreto”.