“Prendersi cura di chi ci cura”. La sicurezza delle operatrici sanitarie

Uno studio “al femminile” che focalizza la sua analisi sui rischi legati al lavoro nel settore sanitario italiano

Febbraio 2015 – “Mi chiamo Anna Maria, ho 58 anni, vivo in provincia di Bologna e dal marzo del 1997 ho avuto un infortunio sul lavoro che ha cambiato la mia vita, sia personale che lavorativa. Ero un’operatrice socio sanitaria (OSS) nel reparto di lunghe degenze, mi occupavo cioè di assistere i malati del reparto fornendo loro sia il supporto medico necessario, ad esempio per semplici medicazioni, sia quello più strettamente sociale come ad esempio aiutare un anziano a compilare un bollettino per pagare una utenza domestica. Quel giorno, durante il turno di lavoro pomeridiano, stavo trasportando un paziente bloccato sul lettino con la gamba tenuta alzata con l’ausilio di un supporto medico. Dovevo accompagnarlo in un altro reparto affinché fosse sottoposto ad accertamenti. Purtroppo, le ruote del lettino si erano incastrate tra le “guide” dell’ascensore proprio mentre stavo entrando con il paziente. A quel punto, essendo sola, mi è venuto spontaneo provare a sbloccarlo sollevandolo con tutte le forze, ma ho sentito una fitta fortissima, come un “crac” lungo la schiena”.
La storia di Anna Maria è la storia di molte, troppe donne che operano nel settore sanitario. Donne lavoratrici esposte ad una pluralità di rischi, alcuni più noti e di conseguenza più ampiamente censiti dalla letteratura internazionale e più dettagliatamente regolamentati a livello normativo: è questo il caso dei rischi riconducibili agli agenti biologici, chimici e fisici nocivi nel cui ambito, ad ogni modo, si vanno comunque delineando ulteriori varianti legate soprattutto all’impiego di nuovi materiali (come i nanomateriali) o alla comparsa di nuove forme batteriche e virali. Altri che costituiscono dei rischi emergenti e per questo meno conosciuti da un punto di vista scientifico e più allarmanti anche perché più scarsamente regolamentati da una punto di vista giuridico ed organizzativo.
Con il presente studio si è voluto puntare l’attenzione sui profili di maggiore vulnerabilità oggettiva e soggettiva che pervadono il settore sanitario, in un contesto normativo che a tali fattori non appresta ancora un quadro di tutele e di regole completo e dettagliato.
Attraverso l’analisi di tali principali forme di vulnerabilità, l’ANMIL intende fornire un contributo all’operato degli stakeholder pubblici e privati nella individuazione di strumenti organizzativi e giuridici e di buone pratiche che aiutino a rendere il settore più sicuro e, al contempo, più produttivo e più funzionale all’obiettivo di tutelare la salute dell’intera popolazione.

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