Via libera alle nuove norme UE contro lavoro forzato

Roma, 13 marzo 2024 – Gli ambasciatori dei Paesi Ue hanno confermato l’accordo politico sulle nuove norme per mettere al bando i prodotti realizzati attraverso il lavoro forzato. Ad annunciarlo, la presidenza di turno del Belgio in un post su X: “Gli Stati membri dicono no ai prodotti realizzati con il lavoro forzato”, ricordando che l’intesa tra l’Eurocamera e i governi nazionali è stata raggiunta a inizio marzo “a tempi record”. La moderna forma di schiavitù riguarda, nelle stime Ue, oltre 26 milioni di persone in tutto il mondo, tra cui minorenni, e soprattutto nel settore privato. 
Secondo il testo concordato, le autorità nazionali o, se sono coinvolti Paesi terzi, la Commissione Ue, indagheranno sul sospetto utilizzo del lavoro forzato nelle catene di approvvigionamento delle aziende. Se l’indagine conclude che la manodopera è stata sfruttata, le autorità possono richiedere il ritiro dei prodotti dal mercato unico e dai marketplace online, oltre a essere confiscati alle frontiere. I beni possono quindi essere riciclati, donati o distrutti. Qualora si trattasse di merce di importanza strategica o critica per l’Ue, può essere trattenuta fino a quando l’azienda non eliminerà il lavoro forzato dalla sua filiera produttiva. Le società che non si adeguano alle nuove normative possono essere multate, ma i prodotti possono essere rimessi in circolazione se vengono garantite le condizioni di lavoro della manodopera.