Roma, 10 marzo 2021 – Rientra oggi la preoccupazione riguardante il possibile taglio delle dosi del vaccino Johnson&Johnson destinate all’Unione Europea.  La scorsa settimana la stessa J&J aveva dichiarato all’Ue di avere problemi nel reperimento dei componenti del vaccino. “In linea con il nostro accordo con la Commissione europea, Johnson&Johnson resta impegnata a fornire 200 milioni di dosi del suo vaccino Janssen Covid-19 nel 2021, a partire dal secondo trimestre”, precisa una nota della multinazionale farmaceutica americana rilanciata anche dalla comunicazione di Palazzo Chigi.
Le consegne del vaccino J&J dovrebbero cominciare ad aprile contribuendo al raggiungimento di vantaggi importanti: è infatti efficace con una singola dose e può essere conservato in un frigorifero comune.
Si vanno intensificando invece gli accordi di collaborazione tra Big Pharma, con l’obiettivo di unire le forze per aumentare i quantitativi di dosi sul mercato, visti i problemi di produzione che rimangono sullo sfondo in merito ai vaccini.
Per questo si stanno intensificando gli accordi di collaborazione: l’ultima alleanza – dopo quelle Bayer-Curevac, Novartis-Pfizer, AstraZeneca-Biologika e Sanofi-BioNTech – è quella nata tra Baxter e Moderna. Baxter aiuterà Moderna a produrre da 60 a 90 mln di dosi nel 2021.
Nel frattempo, una buona notizia giunge sul fronte del contrasto alle varianti del virus SarsCov2. Il vaccino Pfizer-BioNTech, secondo uno studio della University of Texas, mostra un’alta capacità di neutralizzare le varianti inglese e brasiliana. Si osserva inoltre una efficacia forte ma inferiore anche per la variante Sudafricana. Proprio il contenimento delle varianti, ha sottolineato oggi in audizione in commissione Sanità il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, è ora più che mai fondamentale per proteggere la campagna vaccinale. Le vaccinazioni vanno però incrementate e grazie al nuovo modello matematico messo a punto dall’Iss e la Fondazione Bruno Kesler si è stimato quando sarà possibile il ritorno alla normalità: “Se assumiamo che il vaccino protegga dall’infezione e che la protezione duri almeno per 2 anni, vaccinando 240.000 persone al giorno – ha affermato Rezza – riusciremo in 7-13 mesi a tornare alla normalità”. In arrivo nuove raccomandazioni sui gruppi target a cui offrire con priorità la vaccinazione anti-Covid a fronte della maggiore disponibilità di vaccini. Potrebbero essere inclusi anche caregiver, genitori di bambini immunodepressi e ospiti di comunità.