Vaccini, medici in pensione: “Paghiamo per lavorare”

Roma, 19 aprile – “Piuttosto che pagare per lavorare, preferisco fare attività a titolo gratuito invece di rinunciare alla pensione”. E’ quanto ha scritto all’Asl di Melegnano (Milano) Carlo Staudacher, già primario di Chirurgia generale del San Raffaele, uno dei tanti medici in pensione che hanno deciso di rimettersi il camice per contribuire alla campagna vaccinale.
Come tanti altri, ha però scoperto che, in base a un emendamento al decreto-legge 2/2021 introdotto il 12 marzo, ai medici in pensione che vengono contrattualizzati per la campagna vaccinale viene sospesa la pensione, con una norma di cui l’Enpam ha denunciato “l’insensatezza”.
Carlo Staudacher, 77 anni e in pensione dal 2013, è uno dei tanti medici che ha deciso di tornare a lavorare per la campagna vaccinale ma ha scoperto che, per farlo, deve pagare di tasca sua.
Il decreto Cura Italia dello scorso anno aveva infatti ammesso il cumulo di retribuzioni in deroga alla legge su quota 100 e quindi i medici assunti per l’emergenza covid con contratto da co.co.co continuavano a percepire il loro trattamento previdenziale. Ma con il cambio di governo, è stato introdotto un emendamento che dispone che la pensione non venga erogata nei mesi di ritorno all’attività.
Staudacher, nonostante abiti a Milano da marzo ha prestato servizio come vaccinatore andando da Trezzo, a Melzo, a Cernusco, lavorando 8 ore al giorno per 5 giorni, sabato e domenica compresi. “Sono un medico – spiega – non potevo stare a vedere migliaia di morti senza fare nulla”. Staudacher ha già visto però “molti colleghi lasciar perdere” e ” tanti altri lo faranno – aggiunge – perché in un provvedimento per contrastare l’epidemia hanno messo un vincolo che è gravemente disincentivante”. Conosce da anni Letizia Moratti, assessore al Welfare di Regione Lombardia, “e l’ho contattata per spiegarle il problema. Mi ha detto che chiederanno al governo una modifica ma i tempi sono lunghi”. “Non è una questione di soldi ma di dignità. Io prendo ora il compenso di 44 anni di attività e ho ovviamente dato la mia disponibilità per un’emergenza così importante. Ma – conclude – se mi ammalo, ora non percepisco nulla e la differenza tra pensione e contratto co.co.co. è un importo che il medico paga allo stato per fare le vaccinazioni”.

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