Un quadro aggiornato dei tumori in Italia: dati, stime e lettura del fenomeno a cura del Dott. Franco D'Amico - Esperto Statistico

Roma, 22 giugno 2020 – Con i termini “tumore”, “cancro” o “neoplasia” (come vengono definiti nella Classificazione Internazionale delle Malattie) ci si riferisce ad un insieme molto ampio ed eterogeneo di circa 200 patologie caratterizzate da una crescita cellulare svincolata dai normali meccanismi di controllo dell’organismo.
È ben noto ormai che le malattie neoplastiche abbiano, tra le loro cause, una combinazione di diversi fattori sia interni che esterni. I fattori interni sono propri delle cellule dell’organismo (e in alcuni casi trasmissibili alla progenie) quali mutazioni genetiche, ormoni, funzionalità dell’apparato immunitario e, generalmente, non sono modificabili. Al contrario, i fattori esterni, legati sia all’ambiente di vita e di lavoro (es.: agenti infettivi, prodotti chimici, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, ecc.) che allo stile di vita delle persone (ad esempio: fumo, alimentazione, livello di attività fisica) possono essere modificati attraverso specifici interventi di prevenzione la cui efficacia è ampiamente dimostrata.
L’ultimo, recentissimo rapporto dell’AIRTUM (Associazione Italiana dei Registri Tumori) stima che nel 2019 in Italia sono stati diagnosticati circa 371.000 nuovi casi di tumore maligno di cui 196.000 (53%) negli uomini e 175.000 (47%) nelle donne: dunque in Italia ogni giorno più di 1.000 persone ricevono una diagnosi di tumore maligno. Negli uomini prevale il tumore della prostata che rappresenta il 19% di tutti i tumori diagnosticati; seguono il tumore del polmone (15%), il tumore del colon-retto (14%), della vescica (12%) e dello stomaco (4%). Tra le donne il tumore della mammella rappresenta il 30% delle neoplasie femminili, seguito dai tumori del colon-retto (12%), del polmone (12%), della tiroide (5%) e del corpo dell’utero (5%). L’incidenza è influenzata, oltre che dal genere, anche dall’età: nei maschi giovani, il tumore più frequente è rappresentato dal cancro del testicolo, raro negli anziani; a seguire melanomi, tumore della tiroide,  tumore del colon-retto. Nella classe 50 ed oltre il tumore più frequente è quello della prostata, seguono polmone, colon-retto e vescica. Nelle femmine, invece, il cancro della mammella rappresenta la neoplasia più frequente in tutte le classi di età, sebbene con percentuali diverse (40% nelle giovani e 22% nelle anziane). Seguono, nelle donne giovani,  i tumori della tiroide, i melanomi della pelle, i tumori del colon-retto e quelli della cervice uterina, mentre nelle anziane seguono i tumori del colon-retto, del polmone, del pancreas e dello stomaco
I dati dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) indicano per il 2016 (ultimo anno al momento disponibile) poco più di 179.000 decessi attribuibili a tumore, il 30% dei circa 600.000 decessi verificatisi in quell’anno. I tumori sono la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie (37%). Nel sesso maschile, tumori e malattie cardio-circolatorie causano approssimativamente lo stesso numero di decessi (34%) mentre nel sesso femminile il peso delle malattie cardio-circolatorie è più rilevante rispetto ai tumori (40% contro 25%). La frequenza  dei decessi causati dai tumori in Italia è, in media, ogni anno, di circa 3,5 decessi ogni 1.000 uomini e di circa 2,5 decessi ogni 1.000 donne, in media quindi, circa 3 decessi ogni 1.000 persone. Si può affermare dunque che, mediamente, ogni giorno circa 500 persone muoiono in Italia a causa di tumori.
Per quanto riguarda il nesso lavoro-tumori, dal punto di vista strettamente clinico sono considerati “professionali” i tumori nella cui genesi l’attività lavorativa ha agito come causa o concausa. Tra gli agenti chimici, fisici e i processi industriali classificati come cancerogeni certi per l’uomo dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), più della metà sono presenti negli ambienti di lavoro o lo sono stati in passato. L’esposizione a uno o più di questi agenti durante l’attività lavorativa può quindi determinare l’insorgenza di un tumore di origine professionale.
Sempre secondo AIRTUM, in base a recenti studi compiuti in USA e in Inghilterra, la quota di tumori attribuibile alle esposizioni professionali è dell’ordine del 4-5%. Se si tiene conto che in Italia nel 2019 sono stati diagnosticati circa 371.000 casi di tumore tra la popolazione generale, quelli di origine professionale si dovrebbero attestare intorno alle 17.000 unità l’anno.
Attualmente, invece, l’INAIL ogni anno riconosce mediamente poco più di 1.200 casi  di tumori professionali su una media annua di circa 2.800 denunciati. 
Esiste quindi una forte sottostima del fenomeno, per cui va “perduta” gran parte dei tumori attribuibili alle esposizioni negli ambienti di lavoro. Le cause di questa sottostima si possono ricondurre a circostanze di varia natura, ma, come si è già detto, elemento fondamentale è la multifattorialità delle cause tumorali, per cui il ruolo “confondente” di altri agenti extralavorativi, come l’inquinamento o il fumo di tabacco, possono avere un effetto sinergico con le esposizioni professionali, potenziandone l’azione cancerogena.
Sul piano assicurativo e indennitario, infatti, una neoplasia viene considerata di origine professionale solo se è dimostrata un’esposizione ad agenti cancerogeni lavorativi dotati di idonea efficacia causale, indipendentemente dalla concorrenza di fattori extralavorativi.
Sul piano quantitativo i tumori professionali sono, soltanto da alcuni anni, in lenta ma continua flessione sia perché il fenomeno ha probabilmente raggiunto il suo apice, sia perché c’è una sempre maggiore attenzione alla salubrità degli ambienti di lavoro da parte dei datori di lavoro e dei lavoratori. Nel periodo 2014-2018 si è registrato un calo del 12,1% delle denunce all’Inail, passate dai 3.024 casi del 2014 ai 2.657 del 2018, in pratica quasi 400 casi di tumore in meno; nello stesso periodo i tumori riconosciuti sono diminuiti del 23,4% (da 1.380 a 1.057).
Anche le varie tipologie tumorali sono singolarmente quasi tutte in decrescita; quelle più diffuse interessano l’apparato respiratorio che rappresentano quasi un terzo del totale e, nel corso dell’ultimo quinquennio, sono diminuite del 14,5% (dai 991 casi denunciati nel 2014 agli 847 del 2018): si tratta prevalentemente di patologie correlate all’uso dell’asbesto e, in misura minore, di materiali silicei. Seguono, in ordine di diffusione, i tumori che attaccano i tessuti mesoteliali, in flessione del 7,9% (da 911 a 839), anch’essi di natura prevalentemente asbesto-correlata.
Più contenuti i numeri relativi ai tumori dell’apparato urinario, digerente, del tessuto linfatico, della cute, della cavità orale e degli organi genitali, quasi tutti comunque in lenta ma continua flessione.   

ANDAMENTO DEI TUMORI PROFESSIONALI IN ITALIA

Distretto anatomico (principali)

2014

2015 2016 2017 2018

Var.%

2018/2014

Apparato respiratorio

991

883 904 856 847

-14,5

Tessuto mesoteliale

911

941 889 903 839

-7,9

Apparato urinario

366

344 361 311 328

-10,4

Apparato digerente

212

180 164 180 188

-11,3

Tessuto linfatico ed ematopoietico

159

137 162 132 128

-19,5

Cute

97

82 97 106 120

+23,7

Cavità orale e faringea

61

47 47 44 38

-37,7

Organi genitali

66

55 50 49 36

-45,5

 ………………

….

…. ….. ….. ……

 

TOTALE DENUNCIATI

3.024

2.800 2.789 2.699 2.657

-12,1

di cui riconosciuti

1.380 1.274 1.228 1.137 1.057

-23,4

Fonte: elaborazione ANMIL su dati INAIL

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