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Tragedia del pullman, prima di Mestre ci fu Avellino

Tragedia del pullman, prima di Mestre ci fu Avellino

La tragedia di Mestre – il pullman precipitato dal cavalcavia che ha causato il decesso di 21 persone e il ferimento di altre 15 – è un evento sconvolgente che riapre vecchi ferite. “Sono tornato indietro di dieci anni, assalito dallo sdegno e dal dolore per la morte di tanti altri innocenti”, afferma Giuseppe Bruno, che il 28 luglio 2013 perse entrambi i genitori nel bus volato dal Viadotto della Napoli-Canosa “Acqualonga”, a Monteforte Irpino (Av). Nel disastro persero la vita 40 persone: la più grave tragedia autostradale italiana. Anche in quel caso il mezzo, “impazzito” per aver perso i freni, non venne fermato dalla barriera protettiva. Bruno, infermiere 47enne, è uno dei promotori e presidente dell’Associazione vittime A16 e non sembra avere dubbi. “Si vede chiaramente quanto siano insufficienti le protezioni – afferma davanti alle immagini del nuovo disastro stradale – Quelle barriere non avrebbero trattenuto neanche un’auto, figurarsi un autobus pesante come quelli elettrici. Quello di Mestre si è rivelato un tragico belvedere, non un cavalcavia adeguatamente protetto”.
L’Associazione vittime A16 è stata ammessa come parte civile nel processo di primo grado di Avellino, ma non in quello in Corte d’Appello a Napoli, che di recente ha ribaltato il verdetto assolutorio di primo grado, infliggendo una serie di condanne. I familiari delle vittime chiedono il riconoscimento – soprattutto quello delle responsabilità – di chi ha il compito di prevenire simili tragedie. “Quando si ripetono, dal Ponte Morandi a Mestre, passando per Acqualonga la catena delle responsabilità non può fermarsi a pochi addetti, ma deve coinvolgere sempre e comunque i vertici che guidano le società – continua Bonomo – Sono pagati. e anche molto, per prevenire e non per studiare soluzioni dopo le avvenute stragi di persone innocenti”.
Bonomo si augura, così, che la Procura di Venezia segua l’esempio dell’allora procuratore capo di Avellino Rosario Cantelmo che, dopo la tragedia, avviò una indagine su scala nazionale che impose interventi di manutenzione e sicurezza su tutti i viadotti dell’intera rete gestita da Autostrade per l’Italia. “Dobbiamo essere grati a questo magistrato per la appassionata ricerca della giustizia e delle responsabilità che ha messo nel suo lavoro – conclude il presidente dell’Associazione vittime A16 – Per noi che abbiamo perso genitori, figli, amici, ha rappresentato la consolazione di non sentirci soli e del tutto abbandonati dallo Stato. Spero che questo avvenga anche per le povere vittime di Mestre”.

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