Studio su estensione tipologia assicurazione INAIL a medici

Roma, 3 luglio 2020 – A differenza dei loro colleghi che lavorano nella sanità pubblica e privata, i medici di famiglia, i dentisti e i farmacisti che si sono ammalati o sono morti a causa del coronavirus non hanno diritto a nessuna forma di risarcimento per sé o per le loro famiglie nonostante per anni abbiano pagato un’assicurazione privata. Il motivo è che le compagnie non riconoscono l’infezione da COVID-19 come infortunio sul lavoro. Coloro che lavorano con un regolare contratto presso una struttura sanitaria pubblica, sono tutelati invece dall’INAIL, che considera il contagio da coronavirus, a seguito dell’assistenza di un paziente infetto, infortunio sul lavoro mentre i medici di base svolgono un servizio pubblico in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale che li paga per visitare e curare i pazienti. Poiché non possono rifiutarsi, in caso di contagio sembra ovvio pensare ad un infortunio sul lavoro, ma ciò non è scontato per le compagnie assicurative private che non coprono i danni. Si ha diritto ad essere indennizzati solamente in caso di stipula di una polizza contro le malattie ma fortunatamente, a differenza di altri Paesi, in Italia si può contare su un servizio sanitario pubblico che cura gratuitamente per cui sono in pochi a richiederla.
Secondo Patrizio Rossi, Sovrintendente Sanitario Nazionale dell’INAIL: “Dal punto di vista tecnico-giuridico non c’è alcuna differenza tra il sistema assicurativo pubblico e quello privato nell’interpretazione dell’infezione come infortunio. Invece le assicurazioni private hanno sempre escluso tutte le malattie infettive dall’indennizzo a meno che non siano collegate direttamente a una lesione subita in precedenza. Questo, aggiunge, è un concetto ormai superato di fronte a una malattia che di per sé costituisce a tutti gli effetti un evento lesivo conseguente a una causa violenta-rapida –esterna. Quello che tecnicamente è considerato un infortunio dalla medicina legale”. L’INAIL ha perciò promosso l’istituzione di un gruppo di lavoro per studiare l’estensione della propria tutela ai medici e agli odontoiatri liberi professionisti pesantemente colpito dalla pandemia.

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