16 novembre 2020 – Sono quarantacinquemila i lavoratori delle grandi aziende del Nord che dall’inizio della pandemia lavorano in smart working dal Sud. E’ quanto emerge da una indagine sul ‘southworking’, realizzata da Datamining per conto della Svimez su 150 grandi imprese, con oltre 250 addetti, che operano nelle diverse aree del Centro Nord nei settori manifatturiero e dei servizi. Questi dati sono contenuti nel Rapporto Svimez 2020, che sarà presentato martedì 24 novembre.
Una cifra quella dei quarantacinquemila lavoratori – si legge – che equivale a 100 treni Alta Velocità riempiti esclusivamente da quanti tornano dal Centro Nord al Sud. “Il dato – prosegue la ricerca – potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Se teniamo conto anche delle imprese piccole e medie (oltre 10 addetti) molto più difficili da rilevare, si stima che il fenomeno potrebbe aver riguardato nel lockdown circa 100 mila lavoratori meridionali”. Lo studio ricorda che attualmente sono circa due milioni gli occupati meridionali che lavorano nel Centro-Nord.
Dall’indagine emerge inoltre che, considerando le aziende che hanno utilizzato lo smartworking nei primi tre trimestri del 2020, o totalmente o comunque per oltre l’80% degli addetti, “circa il 3% ha visto i propri dipendenti lavorare in southworking”.