Smartworking, l’Ilo stima che sia triplicato dopo la pandemia

13 gennaio 2021 – Il numero di persone che lavorano da casa è aumentato notevolmente a causa della pandemia COVID-19, e quindi occorre una maggiore protezione dei loro diritti. L’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) ha elaborato un rapporto, presentato oggi a Ginevra, da cui emerge come se prima della crisi sanitaria, nel mondo vi erano circa 260 milioni di lavoratori che lavoravano da casa, pari al 7,9% dell’occupazione globale (56% dei quali donne), nei primi mesi della pandemia, si stima che un lavoratore su cinque si sia trovato a lavorare da casa e “la crescita del lavoro da casa è destinata a continuare nei prossimi anni rendendo ancora più urgente la necessità di affrontare”, afferma l’Ilo. “Spesso il lavoro da casa è scarsamente regolamentato e il rispetto delle leggi vigenti continua a rappresentare una sfida”.
Secondo l’Ilo in molti casi, i lavoratori che lavorano da casa sono classificati come lavoratori autonomi e quindi esclusi dall’ambito di applicazione della legislazione sul lavoro”. Il lavoro da casa è spesso “invisibile”, aggiunge.
Nei Paesi a basso e medio reddito, ad esempio, quasi tutti coloro che lavorano da casa (90%) lavorano in modo informale in condizioni generalmente peggiori rispetto a chi lavora fuori casa. Nel Regno Unito, chi lavora da casa guadagna in media il 13% in meno, percentuale che sale al 50% in Argentina o in Messico.
“Coloro che lavorano da casa sono inoltre esposti a maggiori rischi per la salute e la sicurezza e hanno minore accesso alla formazione rispetto a chi non lavora da casa. Tale condizione influisce sulle loro prospettive di carriera”, sottolinea l’llo.
Inoltre chi lavora da casa non ha lo stesso livello di protezione sociale ed ha meno probabilità di far parte di un sindacato o di essere coperto da un contratto collettivo.
Il rapporto invita tra l’altro a mettere in atto azioni specifiche per mitigare i rischi psicosociali e introdurre un “diritto alla disconnessione”, per garantire il rispetto dei confini tra vita lavorativa e vita privata e per garantire che tutti coloro che lavorano da casa passino dall’invisibilità al lavoro dignitoso.