Sfruttamento lavorativo: tavola rotonda Italia Regno Unito

9 marzo 2020 – Il Ministero del Lavoro, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) hanno presentato insieme l’esperienza italiana del contrasto dello sfruttamento lavorativo e tutela delle vittime in una tavola rotonda con il Regno Unito.
Lo sfruttamento lavorativo è un fenomeno estremamente complesso, che ha sicuramente anche una dimensione transnazionale, e che può essere contrastato con politiche replicabili anche in contesti diversi tra di loro.
È in quest’ottica che Italia e Regno Unito, due Paesi fortemente impegnati nella lotta alla sfruttamento lavorativo e nella tutela delle vittime, hanno dato vita lo scorso martedì 2 marzo a un momento di scambio di buone pratiche nel corso della tavola rotonda “Ispezioni e supporto alle vittime: confronto tra Italia e Regno Unito sugli approcci e le prassi migliori per il contrasto allo sfruttamento lavorativo”. L’evento, organizzato dall’Ambasciata Britannica a Roma presso la residenza dello stesso Ambasciatore, ha visto la partecipazione di rappresentanti del Ministero Italiano del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro , del Ministero dell’Interno britannico (Home Office), della Gangmasters and Labour Abuse Autority (GLAA) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM).
Nel corso dell’incontro è stata presentata l’esperienza italiana che vede, tra le altre cose, il coinvolgimento nelle attività di vigilanza dell’Ispettorato del Lavoro di mediatori culturali dell’OIM specializzati nell’identificazione delle vittime di sfruttamento lavorativo.
Presentata lo scorso novembre come buona pratica ai lavori del Gruppo di Esperti sulla migrazione irregolare della Commissione Europea, questa tipologia di approccio aveva già suscitato l’interesse di diversi Stati a livello europeo ed internazionale.
“La repressione del fenomeno dello sfruttamento lavorativo in tutte le sue forme”, ha sottolineato in apertura la Direttrice Generale per l’Immigrazione e le Politiche per l’Integrazione, Tatiana Esposito, “va ben oltre il momento della denuncia, per quanto fondamentale, ma passa dalla capacità di tutti gli attori competenti pubblici e privati di prevenirne i rischi e lavorare sulle alternative di lavoro dignitoso e sulla tutela delle vittime”.
Le ha fatto eco il Direttore Centrale per la Tutela, la Vigilanza e la Sicurezza del Lavoro, Orazio Parisi che, in riferimento all’esperienza italiana, ha affermato: “Negli ultimi anni abbiamo investito, anche culturalmente, sul rafforzamento del modello multi-agenzia nelle attività di vigilanza, integrando la figura del mediatore culturale. Applicare davvero un approccio multi-agenzia significa essere in grado di trasformare quella frammentazione fisiologica e necessaria di competenze e funzioni, collegata al sistema di contrasto dello sfruttamento lavorativo, in un’opportunità concreta e in risposte reali per le vittime”.
“L’esperienza italiana rappresenta una delle pratiche più innovative a livello internazionale,” ha infine evidenziato il Direttore dell’Ufficio di Coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM, Laurence Hart, “L’impatto di questo modello, sia in termini quantitativi che qualitativi, ne rende auspicabile la replica anche in altri Paesi e contesti caratterizzati da simili rischi di sfruttamento lavorativo”.

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