“Sanremo e il Sociale”. Salgono sul palco le morti sul lavoro

9 febbraio 2024 – “Sanremo e il Sociale”, questo il tema che sarà al centro della puntata di Radio ANMIL Network del prossimo lunedì 12 febbraio. In diretta dalle ore 12.00 alle ore 13.00 sui canali social “ANMIL Nazionale”, con la conduzione della giornalista Luce Tommasi per la sua rubrica “Luce sui fatti”, la nostra web radio/tv indagherà i molti messaggi rivolti al sociale che stanno caratterizzando questa edizione del Festival di Sanremo.
La serata di ieri ne è stata, dall’ottica del cuore nevralgico dell’azione di ANMIL, un esempio fondamentale. Paolo Jannacci e Stefano Massini hanno portato sul prestigioso palco il dramma delle morti sul lavoro. Un’operazione forte, d’impatto, che non ha mai cavalcato la scena sanremese nella sua storia di ormai 74 edizioni.  
La storia è quella che ANMIL racconta ogni giorno attraverso i suo canali, le sue rivendicazioni, la sua azione di testimonianza delle vittime del lavoro e dei loro superstiti nelle scuole e le aziende del Paese. La storia è quella di un padre che, dall’aldilà, canta della sua morte al figlio conosciuto solo in fasce. Un aldilà zeppo di anime di chi, come lui, è uscito di casa per andare a lavorare e non ne ha mai fatto ritorno. “Il lavoro porta sotto terra e l’operaio muore come in guerra”, è sempre accaduto e continua ad accadere con le stesse modalità nel silenzio mediatico, nell’abitudine collettiva, nei numeri elencati con tanto di percentuali di aumento e diminuzione dall’INAIL. E’ così come è sempre stato, un “rischio del mestiere”, un esercito di orfani e vedove che grida una giustizia che sembra sempre passare in secondo piano nelle molte, troppe, agende di ogni legislatura.
Noi ringraziamo gli autori di Sanremo e ringraziamo Jannacci e Massini perché, in epoca contemporanea, sono questi i canali capaci di raggiungere massivamente la società. Ne parliamo ogni giorno e continueremo a farlo. 

“L’uomo nel lampo”

Ehi, ehi Michè. Sono io Michè, questa voce lontana. Dicono, sai la vita è strana. Ma più che strana è proprio bastarda. Ed io lo so perché mi riguarda. Da quando il mio filo si è rotto. Sono una foto appesa in salotto. E in quella foto oltretutto…Ma dai Michè son così brutto. Occhi chiusi, viso scuro…Che se mi avessero detto giuro. Questa foto resterà di te. Accidenti Michè, mi sarei messo in posa.
1,2,3, flash, perfetto. Sono io, sì, sono l’uomo di cui ti hanno detto. Che un lampo mi portò via. E di me non resta, che una fotografia. C’era una volta un uomo che vide come un lampo, sorrise e alzò le mani come per abbracciarlo. L’uomo nel lampo che non è più tornato. Lo videro in quel lampo e lì si è addormentato. Proprio quel lampo che portò via mio padre.
“Il lavoro porta sotto terra e l’operaio muore come in guerra”. E che da quel momento è musica nel vento. Sai Michè, non è che sono solo in questo posto. C’è più folla che a Rimini ad agosto. Tutti come me finiti fuori pista. Tutti fuori dalla lista. Tutti con il marchio addosso di questo paradosso. Che il lavoro porta sotto terra e l’operaio muore come in guerra. Ma io Michè, io che ridevo anche dei guai. io, che la battuta non mi mancava mai. Quando mi dicono: “la fabbrica è una miniera”. No, piuttosto è una galera. Perché loro si fanno l’ora d’aria e pure noi, nel senso che saltiamo in aria.
“Ciao Michè, sono il padre che non hai mai conosciuto”. E nelle fiamme di 6 metri e via..Passi da uomo a fotografia. C’era una volta un uomo che vide come un lampo. Sorrise e alzò le mani come per fermarlo. L’uomo nel lampo che non è più tornato. Lo videro in quel lampo. Questo lampo non ha odore ne colore. Il lampo uccide ma senza far rumore. Poi ti guardi ad uno specchio. E lì vorresti perdonare. E vabè, basta dai..Da questa foto mi guardo intorno. E non ho smesso un solo giorno. in silenzio fotografato e muto di dirti: “Ciao Michè, sono il padre che non hai conosciuto”