Roma, 15 ottobre 2021 – Prima condanna in un processo penale per caporalato sui rider a Milano. Giuseppe Moltini, uno dei responsabili delle società di intermediazione coinvolte nell’inchiesta del pm Paolo Storari che aveva portato pure al commissariamento della filiale italiana di Uber, è stato condannato a 3 anni e 8 mesi. Altri due imputati sono stati condannati (2 anni e 1 anno e 6 mesi) ma solo per reati fiscali.  La condanna firmata dal gup Teresa De Pascale è avvenuta in sede di rito abbreviato con il patteggiamento dopo che il procedimento era stato revocato a marzo in relazione al percorso “virtuoso” intrapreso dalla società. Il gup ha anche deciso di convertire il sequestro di circa 500mila euro in contanti, disposto nelle indagini, in un risarcimento da 10mila euro a testa per i 44 fattorini parti civili e da 20mila euro per la Cgil.
Attraverso le società di intermediazione Flash Road City e Frc srl, i fattorini facevano le consegne di cibo a domicilio per conto di Uber. In particolare, i lavoratori venivano “pagati a cottimo 3 euro”, “derubati” delle mance e “puniti” con decurtazione dei compensi se non stavano alle regole.
Lo scorso 5 luglio lo stesso giudice aveva mandato a processo Gloria Bresciani, manager (sospesa) di Uber, anche lei accusata di caporalato sui fattorini. Udienza per lei il 18 ottobre davanti alla nona penale. Il gup aveva mandato a giudizio pure la società di intermediazione Frc, imputata per la legge sulla responsabilità amministrativa, e accolto i patteggiamenti per caporalato di Leonardo Moltini (3 anni) e Danilo Donnini (2 anni), sempre responsabili delle società di intermediazione di manodopera, e di un altro imputato, Miriam Gilardi, per favoreggiamento a 1 anno e 6 mesi. Uber è stata citata come responsabile civile.
La Sezione misure di prevenzione, presieduta da Fabio Roia, era intervenuta col commissariamento poi revocato dopo una serie di misure introdotte da Uber.