Riders, intesa sulle tutele. Ma gli interessati protestano

4 ottobre 2019. Intesa di maggioranza sul provvedimento che disciplina il lavoro e la protezione dei rider. Dopo alcuni annunci di deputati e senatori, oggi è arrivato anche il via libera della ministra Catalfo. In sintesi, imprese e sindacati hanno 12 mesi di tempo per accordarsi su garanzie economiche e le altre tutele, come malattia, infortuni e previdenza. Se non trovano l’intesa allora scatterebbe il lavoro subordinato. Questo punto ha sollevato molte perplessità da parte dei diretti interessati che temono colpi di mano dalle parti sociali.
L’emendamento, che sarà presentato al cosiddetto Decreto Crisi al Senato, prevede per i ciclofattorini impiegati in maniera continuativa le tutele del lavoro subordinato mentre per coloro che lavorano in maniera occasionale un pacchetto minimo di diritti inderogabili (divieto di cottimo, paga minima oraria collegata ai Ccnl, salute e sicurezza, tutele previdenziali) a cui può affiancarsi una regolamentazione specifica tramite la stipula di contratti collettivi.
Quindi, sottolineano dalla maggioranza, “l’obiettivo è spingere le parti ad accordarsi”, su quella che sarebbe un nuovo format “diverso dal co.co.co, una tipologia distinta, ma che allo stesso tempo preserva l’impostazione di lavoro autonomo”. Le modifiche viaggerebbero sotto forma di emendamenti al cosiddetto dl “salva-imprese” all’esame delle commissioni Industria e Lavoro di palazzo Madama.
I rider, in una nota, in cui si fa presente come la petizione promossa abbia avuto 800 firme, protestano per bocca del portavoce della protesta. Nicolò Montesi sostiene: “Siamo passati dalla padella alla brace”. L’emendamento su cui la maggioranza ha trovato l’intesa, sottolinea, “è insensato e pericoloso, perché obbliga le piattaforme a trovare un accordo coi sindacati tradizionali, ma i rider iscritti ai sindacati si contano sulle dita di una mano e il motivo è semplice: siamo lavoratori autonomi e quello che propongono i sindacati è lontano anni luce da quello che interessa a noi”. Insomma, prosegue, “non capiamo perché il governo dia potere di trattare con le piattaforme a sindacati che non rappresentano nessuno e non invece a noi stessi, che facciamo questo lavoro e sappiamo di cosa abbiamo davvero bisogno. Come sempre, purtroppo, gli unici a non avere voce in capitolo in questa assurda vicenda siamo proprio noi rider”. Ecco che si torna a chiedere “un incontro urgente al ministro Catalfo per arrivare a una soluzione condivisa: il decreto potrebbe essere corretto semplicemente dando a reali rappresentanti dei rider il potere di trattare a livello aziendale con ciascuna piattaforma, indipendentemente se parte di sindacati tradizionali oppure no”.

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