Roma, 27 settembre 2021 – Il rientro dei dipendenti pubblici dopo lo smartworking non è così tranquillo come sembra. Secondo i sindacati di categoria del Lazio, per esempio, la riapertura degli sportelli, finora rimasti chiusi per evitare assembramenti, esporrebbe gli impiegati al pericolo di essere contagiati dai cittadini, esentati per ora dall’obbligo di presentare la certificazione all’ingresso. «Paradossalmente chi non è ancora in regola viene esposto alla possibilità di contrarre il coronavirus da un no vax. Si tratta di cittadini che su una busta paga da 1.200 euro sono costretti a spenderne quasi 200 al mese in tamponi per non incorrere in multe da 600 a 1.500 euro – denuncia il segretario generale della Federazione lavoratori pubblici, Marco Carlomagno -. La normativa poi non tiene conto di coloro che non possono disporre materialmente dell’attestazione. Sul territorio sono circa settemila le persone che hanno completato il ciclo tra aprile e maggio, ma a cui manca l’authcode necessario a generare il codice da esibire. Dalla Regione affermano che è stato caricato bene, dal ministero della Salute dicono male. Le banche dati poi non comunicano e spesso chi ha ricevuto la seconda dose fuori sede deve fare ricorso per farsela riconoscere. Per non parlare di diplomatici e militari del ministero degli Esteri che hanno ricevuto il preparato russo Sputnik, non ancora riconosciuto in Italia». A preoccupare non sono solo i disservizi e le code nelle sale d’attesa, ma anche gli effetti della conclusione dello smartworking sul sistema dei trasporti in superficie e sottoterra. «Porre fine alla modalità da remoto significa ritrovarsi nelle metro e sugli autobus della Capitale lo stesso numero di pendolari di gennaio 2020», fa notare Giancarlo Cenciarelli dalla Cgil romana. «Quando si parla di pubblica amministrazione si fa perlopiù riferimento ai ministeri, ma le regole valgono anche per strutture più limitate – sottolinea il responsabile Cisl capitolino Giancarlo Cosentino -. Il prolungamento del telelavoro è stato reso necessario dalla mancanza di spazi adeguati alle nonne igienico-sanitarie. Di interventi risolutivi però neppure l’ombra. Permangono inoltre ritardi nell’ammodernamento dei sistemi informatici. E se si dovesse arrivare fino in fondo nell’applicazione delle sanzioni, in apparati retti da organici formati da appena tre unità, se uno di loro venisse allontanato, si perderebbe un terzo della manodopera».