5 ottobre 2020 – Un emendamento al decreto Agosto, approvato dalla commissione Bilancio del Senato prevede alcuni vantaggi non indifferenti per i lavoratori nella gestione del periodo di malattia. Fino al 15 ottobre per tutti i lavoratori pubblici e privati considerati fragili (ossia malati oncologici, immunodepressi, disabili secondo la legge 104) il periodo di astensione dal lavoro non sarà conteggiato ai fini del comporto cioè il limite massimo di 180 giorni di malattia oltre il quale, per legge, può scattare il licenziamento. Dopo quella data, che coincide con l’attuale scadenza dello stato di emergenza, quei lavoratori potranno ricorrere allo smartworking (se possibile), fino a fine anno.
Si tratta di una forma di tutela in più per determinati lavoratori durante l’emergenza coronavirus. Presuppone un certificato medico che attesti che il lavoratore ha una condizione di rischio, a causa di condizioni di immunodepressione o esiti di malattie oncologiche o terapie salvavita di cui ha bisogno o condizioni di disabilità ex legge 104. Di conseguenza, può non lavorare ma i giorni di malattia non influiranno nel conteggio del limite massimo di 180 giorni.
Inoltre, secondo l’emendamento, l’astensione dal lavoro viene equiparata al ricovero ospedaliero.
Come spiega la senatrice del M5s e presidente della commissione Lavoro, Susy Matrisciano, “la norma è stata inserita nella riformulazione di diversi emendamenti al dl agosto ed è frutto del lavoro svolto dai componenti delle forze politiche di maggioranza in commissione Lavoro al Senato. E’ un bell’esempio di convergenza su un tema importantissimo, in una fase complessa, che consente di coniugare due diritti fondamentali: il diritto al lavoro e quello alla salute”. La norma, continua Matrisciano, “ha cristallizzato le osservazioni della Commissione. La sua formulazione ampia e generica, include, infatti, i lavoratori del mondo della scuola, prevede un finanziamento di circa 54 milioni di euro e consente di tutelare tutti coloro che, trovandosi in quella condizione, sono esposti più di altri al rischio di un possibile contagio. E questo, per me, è motivo d’orgoglio”.