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Home E News E Sciopero medici, adesione dell’85%

5 dicembre 2023 – Oggi sciopero nazionale di 24 ore di medici e infermieri. A incrociare le braccia sono stati gli aderenti ai sindacati ospedalieri Annao Assomed e Cimo-Fesmed e quello degli infermieri Nursing. Secondo le stime diffuse dalle sigle, l’adesione è stata dell’85%, una cifra che comportato fino a 1,5 milioni di prestazioni sanitarie a rischio. La protesta, inoltre, non si ferma qui ed è prevista una seconda giornata di mobilitazione generale, il prossimo 18 dicembre, indetta dalle altre sigle della Intersindacale medica.
Sotto attacco è la manovra che – a detta dei camici bianchi – “non tutela medici e cittadini” e lo slogan unico è “Salviamo il Ssn”. E mentre la protesta cresce, il governo e i partiti lavorano al momento per risolvere l’altro fronte delicato rappresentato dal nodo dei previsti tagli alle pensioni della categoria.
Ad essere garantite nella giornata odierna sono state soltanto le prestazioni d’urgenza: per esempio l’attività dei Pronto soccorso e del 118 e gli interventi per il parto. Sono invece stati inficiati tutti gli altri servizi, spiega l’Anaao Assomed: compresi gli esami di laboratorio, gli interventi chirurgici (circa 30mila quelli programmati che potrebbero essere rinviati), le visite specialistiche (180 mila) e gli esami radiografici (50mila).
In occasione dello sciopero, manifestazioni si svolgeranno in tutta Italia, mentre i leader delle associazioni parteciperanno a un sit in a Roma. Solidarietà e vicinanza alle ragioni dei protestatari è arrivata anche dal presidente degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli.
Almeno sei le ragioni della protesta: assunzioni di personale, detassazione di una parte della retribuzione, risorse congrue per il rinnovo del contratto di lavoro, depenalizzazione dell’atto medico, cancellazione dei tagli alle pensioni e individuazione di un’area contrattuale autonoma per gli infermieri.
“Il governo faccia marcia indietro su questa Legge di bilancio e tuteli i professionisti della sanità”, dichiara, Pierinio Di Silverio, segretario dell’Anaao Assomed. A partire da una ricollocazione delle risorse economiche stanziate: “Come primo atto, chiediamo che i soldi stanziati in manovra per retribuire il lavoro in più dei sanitari per lo smaltimento delle liste di attesa, circa 200 milioni, vengano invece finalizzati agli stipendi dei medici e dei sanitari, così come i 600 milioni destinati alla sanità privata convenzionata”.
Insomma, i sindacati chiedono atti concreti. Anche per le pensioni: “L’annuncio che si sta lavorando ad una soluzione non basta – commenta Di Silverio – Chiediamo il ritiro della norma”. Quindi, un messaggio alla premier Giorgia Meloni: “Ad oggi la presidente del Consiglio non ci ha ancora convocato. Se intende continuare a parlare solo con i sindacati confederali e non con gli ‘addetti ai lavori’, non si stupisca poi se scendiamo in piazza”.
Il punto, insistono le organizzazioni, è modificare la manovra mettendo finalmente mano a criticità strutturali del mondo della sanità, partendo dalle carenze del personale (ad oggi mancano 30mila medici ospedalieri, in particolare nel Pronto soccorso, 65mila infermieri ed entro il 2025 andranno in pensione oltre 40mila tra medici e personale sanitario). Altri punti dolenti sono rappresentati dagli stipendi poco attrattivi e dalle condizioni di lavoro gravose.
Intanto, il governo è al lavoro su una revisione della norma della manovra che prevede una stretta sulle pensioni di medici e di una serie di altre categorie tra le quali dipendenti di enti locali, maestri e ufficiali giudiziari. Dalla penalizzazione saranno escluse certamente quelle di vecchiaia ma si starebbe lavorando anche su quelle di anzianità. Le novità potrebbero riguardare non solo i medici ma tutti i lavoratori in uscita coinvolti.

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