Mancato rispetto protocolli: ennesima vittima del lavoro?

Perugia, 14 giugno – Ennesima morte sul lavoro a causa del mancato rispetto dei protocolli di sicurezza, questo è l’esposto della difesa che qualifica il caso della bidella, Katya Zengarini, come infortunio sul lavoro. La giovane collaboratrice della scuola dell’infanzia “Mameli-Magnini” di Perugia, di 53 anni, è morta lo scorso 4 maggio dopo un lungo ricovero dovuto all’aggravarsi delle sue condizioni in seguito alla scoperta della positività del virus.
La famiglia ha deciso di denunciare la preside dell’istituto, alla Procura di Spoleto, per mancato rispetto dei protocolli ministeriali che avrebbero favorito il contagio della donna.
Nell’esposto, depositato dal legale della parente della vittima, l’avv. Giuseppe Caforio,  viene ricostruito l’intero iter della vicenda: in particolare, dopo la positività al Covid di una insegnante, la dirigente decise di chiudere solo una sezione ma non dispose alcun provvedimenti nei confronti del personale Aia, tra cui appunto la Zengarini e un’altra collega. Non sarebbero state ritenute a contatto di caso positivo e quindi continuarono ad andare al lavoro, occupandosi anche di sanificare gli ambienti in cui aveva lavorato l’insegnante contagiata. A tal proposito, secondo le famiglie, le lavoratrici sarebbero dovute essere sottoposte alla quarantena come da protocollo, decisione che invece non è stata presa. La difesa, in risposta a ciò, ha qualificato il caso come infortunio sul lavoro, come sancito anche dal Cura Italia e dalle stesse circolari Inail, e ha imputato al datore di lavoro – la dirigente scolastica e lo stesso ministero – la responsabilità.