Roma, 20 ottobre 2021 – Con un provvedimento del 14 ottobre scorso, l’Inps ha escluso dal beneficio dell’assegno mensile gli invalidi civili parziali (74%-99%) che svolgano attività lavorativa precaria o parziale, ma comunque produttiva di reddito, anche se il reddito è inferiore a quello previsto per ottenere la prestazione, assistenziale, pari a 4.931,29 euro l’anno.
“Una ingiustizia sociale e una beffa”, sottolinea l’Anmic (Associazione Nazionale mutilati e invalidi civili) in una nota, che sottolinea come in questo modo viene modificata “inaspettatamente una linea interpretativa risalente al 2008”. “Si tratta di un assurdo logico, giuridico, ma anzitutto sociale – dice il presidente nazionale Anmic Nazaro Pagano – che preclude a chi è disoccupato o inoccupato, ma svolge una piccola attività lavorativa percependo un reddito bassissimo, la possibilità di percepire una prestazione economica istituita proprio per sostenere la persona disabile che è in cerca di un lavoro stabile e risulta completamente privo di reddito. Parliamo in realtà di un piccolo sostegno, di un assegno di soli 287 euro al mese. Si punisce chi svolge attività occasionali, precarie con un reddito inferiore a quello già previsto per la percezione dell’assegno di invalidità civile. Il contenuto del messaggio, oltre che illogico, risulta perciò anche socialmente iniquo – spiega Pagano – perché creerà disparità di trattamento. La persona disabile che ha un reddito ad esempio proveniente dalla locazione di un appartamento, e che non raggiunge la soglia di accessibilità al beneficio dell’assegno mensile, ha diritto a ottenerlo. Mentre chi ha un reddito da lavoro, seppur basso, e che non raggiunge il limite previsto dalla legge invece non ne avrà diritto. Inoltre avrà conseguenze negative sulle possibilità dei giovani disabili di intraprendere un percorso di inclusione sociale grazie a brevi occasioni di lavoro. In pratica, a migliaia di ragazzi verrà impedito di svolgere quei minimi lavoretti, anche se precari e poco pagati, che preludono magari a un’occupazione stabile e compiutamente remunerata che consentirebbe loro di rinunciare all’assegno di invalidità e di avviare una reale integrazione”.
Il Presidente dell’Anmic denuncia inoltre il comportamento “non lineare dell’Inps che, dopo aver sottoscritto un protocollo d’intesa con Anmic, Ens, Uici e Anffas, obbligandosi a consultare le parti prima di emanare disposizioni in ordine alle provvidenze economiche e alle politiche in favore dei disabili, è ora intervenuto unilateralmente a dettare regole in una materia riservata alla legge e non ad atti amministrativi meramente interni”. Anmic fa appello a Governo e Parlamento per l’approvazione “di una norma interpretativa che ponga fine a un comportamento illegittimo. Chiamiamo perciò a raccolta – conclude la Anmic – tutte le forze sociali, associazionistiche e sindacali per esercitare una pressione comune e congiunta”.