27 giugno 2019 – Il Rapporto INAIL presentato ieri a Montecitorio alla presenza del premier Giuseppe Conte e del Presidente della Camera, Roberto Fico, evidenzia l’aumento del 4% degli infortuni accertati rispetto al 2017 ed un inizio del 2019, riguardante i primi quattro mesi, che segna un aumento del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. Alla dura posizione presa dal Presidente ANMIL, Zoello Forni, che chiede con forza concretezza nelle azioni del Governo volte a contrastare il fenomeno si sono aggiunti, nella giornata di ieri e nelle ultime ore, le osservazioni della rappresentanza politica e sindacale.
Il Presidente dell’INAIL, Massimo De Felice, ha denunciato un depauperamento della forza dei controlli nel 2018, anno nel quale l’Istituto ha potuto contare su 284 ispettori, a fronte dei 299 del 2017 e dei 360 del 2016, segnalando una grave riduzione della forza disponibile. De Felice ha tenuto ad evidenziare come sulle denunce ci siano state in questi quattro mesi «forti oscillazioni» e come, per fare un confronto corretto, bisogni sempre tenere conto dei casi accertati come quelli relativi alle morti sul lavoro. Sono stati diffusi ieri anche i dati sui conti dell’Istituto, che segnano un attivo di quasi 1,8 mld e riserve tecniche pari a 33 mld e 435 mlndi euro. Il Presidente del CIV INAIL, Giovanni Luciano (ex CISL) ha sottolineato che di fronte a risultati di bilancio così positivi non bisognerebbe solo ridurre le tariffe alle aziende, ma aumentare le prestazioni per i pensionati oltre ad un maggiore impegno sulla prevenzione.
“I dati di oggi dell’INAIL confermano la gravità della questione sicurezza nel nostro Paese” ha commentato ieri la Segretaria Generale della CISL, Annamaria Furlan, aggiungendo come “l’aumento del 4% degli incidenti mortali sul lavoro nel 2018 e del 6%, per le denunce, nei primi mesi del 2019 non è dovuto ad una fatalità. Non si fa la giusta prevenzione e non si rispettano le regole. E lo sblocca cantieri rischia di peggiorare la situazione”.
Il Segretario Generale della CIGIL, Maurizio Landini, con una nota di ieri, ha commentato il quadro presentato dal Rapporto INAIL definendo “assurdo e inaccettabile continuare a morire come cinquant’anni fa. Siamo dinanzi a un dramma: aumentano i morti sul lavoro, gli infortuni e le malattie professionali. La salute e la sicurezza è considerata ancora un costo e non si investe in termini pubblici sulla prevenzione”, soffermandosi sui fatti concreti sui quali c’è bisogno di un immediato cambiamento di rotta, Landini prosegue: “Le imprese devono cambiare registro e iniziare a investire su prevenzione e sicurezza, mentre le Istituzioni pubbliche su controlli, ispezioni e nei servizi di medicina del lavoro. Contemporaneamente c’è bisogno di favorire una cultura della sicurezza, ostacolata oggi anche dalle condizioni precarie di lavoro”.
Duro attacco all’esecutivo, nello specifico del Ministro del Lavoro Di Maio, da parte del Partito Democratico che, attraverso la capogruppo nella commissione lavoro della Camera, Debora Serracchiani, definisce l’azione del Governo come “paradossale”. “Mentre i numeri degli incidenti e degli infortuni sul lavoro mostrano una situazione ancora molto grave, il governo decide in totale autonomia, senza consultare neanche l’INAIL, di finanziare la riduzione del costo del lavoro sottraendo fondi alla sicurezza. Auspichiamo un rapido ripensamento da parte di Di Maio: lo Stato non abbassi la guardia e non faccia cassa sulla pelle dei lavoratori”. I deputati del MoVimento 5 Stelle in commissione lavoro alla Camera commentano, con una lunga nota, la presentazione del Rapporto, definendo i dati in esso contenuti come motivo di “Forte preoccupazione sulla sicurezza dei lavoratori nel nostro Paese: le denunce di infortunio mortale nel 2018 sono aumentate di oltre il 6%. Noi abbiamo sempre ritenuto fondamentale impegnarci per salvaguardare la regolarità delle condizioni di lavoro in Italia, incentivando la cultura della sicurezza e dando sostegno alle aziende che si impegnano su questo fronte, mettendo a disposizione con il bando Isi circa 370 milioni di euro che andranno a chi farà interventi di bonifica dall’amianto e per migliorare le condizioni di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro […] Nei primi cinque mesi del 2019 i casi mortali denunciati sono stati 391, due in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Assicuriamo il nostro impegno per arrivare nel più breve tempo possibile a invertire la tendenza e ad assicurare ai lavoratori italiani ogni possibile tutela. Abbiamo già agito in Legge di Bilancio e nel decreto che ha istituito il Reddito di Cittadinanza per aumentare i controlli, prevendendo più assunzioni all’Ispettorato del Lavoro e nei Carabinieri e Guardia di Finanza”, continuano i deputati. La nota si conclude con un attacco all’eredità dell’esecutivo che li ha preceduti nel merito delle malattie professionali: “Risulta allarmante il dato degli operai morti per malattie correlate all’asbesto nel 2018: 257 persone per le quali i governi precedenti non hanno evidentemente fatto abbastanza. Sia in Legge di Bilancio e nel decreto Crescita abbiamo lavorato per agevolare l’accesso alla pensione per quanti si sono ammalati a causa dell’esposizione all’amianto. E continueremo a far sentire la nostra vicinanza a questi lavoratori a lungo dimenticati”.
Il Presidente dell’ANMIL, Zoello Forni, ha sottolineato come il dato che preoccupa maggiormente è proprio quello relativo al bilancio dei lavoratori morti sul lavoro, i “casi accertati” ai quali il Presidente De Felice ha fatto riferimento, che sono cresciuti del 6% rispetto a quelli del 2017, ai quali si aggiungono i 1.177 lavoratori morti a seguito di malattia professionale, denunciando la scarsa prevenzione e la carenza di ispezioni sui luoghi di lavoro.

Leggi il Comunicato Stampa a firma del Presidente ANMIL Forni