Roma, 5 maggio 2021 – Ieri Egle Possetti, in rappresentanza del Comitato delle vittime del Morandi, ha portato le sue richieste in audizione alle Commissioni riunite Ambiente e Trasporto del Senato. E proprio nel giorno della sua audizione dalle carte depositate per la chiusura delle indagini sulla tragedia si svela un sistema di omissione di controlli anche per le gallerie ma soprattutto emerge che gli stralli del viadotto prima del crollo sembrano “subire guarigioni addirittura miracolose”, con ammaloramenti che diminuiscono nel tempo senza alcun intervento. Intanto, arrivano al Comune di Genova 35 milioni dal Dl Sostegni per un progetto di rigenerazione e riqualificazione urbana dell’area sottostante il viadotto San Giorgio. Possetti davanti ai parlamentari ha detto con chiarezza che la gestione della rete autostradale andrebbe affidata “a una società terza” e nel frattempo va istituita una “unità di crisi snella per gestire le tragedie” come quella del ponte Morandi. C’è “il bisogno essenziale – ha spiegato – che in tragedie come questa sia prevista un’unità di crisi snella che possa seguire i parenti rimasti accompagnando con l’imparzialità e supporto e con lo spirito del buon padre di famiglia, come solo un servizio pubblico può fare”. Ma non solo. Il Comitato ha chiesto di ripensare profondamente il sistema delle concessioni. Senza molte risposte “per noi la scelta di procedere con l’acquisto di Cdp alle condizioni che riportano i giornali pare prematura e avventata”, invitando quindi a “ripensare i controlli di tutti i concessionari tramite figure terze”. “Pensiamo che sia necessario un approfondimento tecnico economico sui bilanci della società concessionaria al fine di appurare come siano state spese le risorse dedicate alle manutenzioni”. Controlli che per la procura e la guardia di finanza erano carenti se non assenti nel caso della rete autostradale ligure. Tra le relazioni sullo stato di salute del viadotto del 2014 e del 2017 (ultima prima del crollo), hanno scoperto gli investigatori, “gli stralli a monte, sia della pila 9, sia della pila 10, sembrano subire – scrivono gli inquirenti – ‘guarigioni’ addirittura miracolose: sulla pila 9 ci sarebbe 1 solo cavo con anomalie da corrosione di grado 4 contro i 14 della rilevazione precedente e sulla pila 10 ci sarebbero solo 11 cavi con anomalie da corrosione di grado 4 contro i 24 della rilevazione precedente”. E poi, le carenze dei controlli pure nelle gallerie, come raccontò Maurizio Massardo, dipendente Spea. “Ci sono cose – aveva detto al pm – che non era possibile neanche ipotizzare richiedere, tipo, ad esempio, la rimozione delle onduline e delle reti elettrosaldate in quanto tale intervento avrebbe richiesto una chiusura totale della galleria, non in presenza di traffico, per più giorni. Attualmente, invece, Autostrade consente la chiusura totale a prescindere dalle esigenze di traffico. Fino al 31 dicembre 2019 era impensabile chiedere queste chiusure totali e poter svolgere indagini così approfondite.”