Roma, 8 luglio 2020 – La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha stilato una graduatoria statistica delle professioni con il maggiore rischio di contrarre il contagio. Lo studio nasce dall’assunto che i luoghi di lavoro sono gli ambiti più a rischio: non solo perché frequentati da una quota importante di popolazione – 23 milioni di occupati – ma anche per il tempo che vi si trascorre. Nello specifico, le caratteristiche dell’attività professionale svolta possono condizionare fortemente il livello di tale rischio, determinando una maggiore o minore esposizione da parte del lavoratore. L’indicatore di rischio contagio da Covid-19 e analoghe malattie infettive respiratorie sintetizza una serie di fattori di rischio a cui sono esposti lavoratori, che sono riconducibili a:
– numero medio di contatti con altre persone richiesti nello svolgimento dell’attività lavorativa;
– l’importanza che in questa riveste, l’interazione con clienti esterni o con il pubblico;
– la frequenza del lavoro al chiuso, in un luogo controllato da un punto di vista ambientale;
– la vicinanza fisica ad altre persone nello svolgimento del lavoro;
– frequenza di esposizione a malattie e infezioni, che deriva dalla natura del lavoro svolto.
Tra le professioni a più alto rischio, quelle ovviamente legate al settore salute: medici, infermieri, radiologi, ma anche operatori sociosanitari. “Con un indice di rischio compreso tra 86 e 90 (il più elevato) – si legge all’interno dell’approfondimento  – tutti questi lavoratori rappresentano il 5,6% del totale degli occupati e costituiscono il gruppo professionale sottoposto al maggiore rischio di contrarre il virus, come del resto dimostrato anche dall’esperienza degli ultimi mesi d’emergenza”.
Rientrano invece in un range medio, tra 73 e 76, gli insegnanti della scuola primaria (485.000), range che scende ancora per i professori di scuola secondaria e post-secondaria (469.000). Nello studio è stato poi calcolato che i timori son maggiori per le donne, per gli under 35 e per chi è più istruito: il 40,9% dei laureati contro il 27% dei diplomati ed il 20,9% di chi si è fermato alla scuola media. Un altro gruppo di professioni che presenta un rischio meno elevato ma comunque alto (compreso tra 50 e 60), è quello composto dagli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione come baristi, camerieri e cuochi (1 milione 183 mila, pari al 5,1%), gli addetti alle vendite, come commessi, cassieri, addetti ai distributori di benzina (1 milione 108 mila, pari al 4,8% degli occupati), i professori di scuola secondaria e post-secondaria (469 mila), le figure addette all’accoglienza e all’informazione della clientela (280 mila), gli specialisti dell’educazione e della formazione (214 mila), gli impiegati (163 mila) addetti agli sportelli e ai movimenti di denaro.

Per approfondire: Report Fondazione Studi-Consulenti del Lavoro

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