La strage ThyssenKrupp dopo quattordici anni

Roma, 9 dicembre 2021 – A distanza di quattordici anni torna il grido di dolore dei famigliari delle sette vittime della ThyssenKrupp. “Lo Stato deve intervenire affinché gli infimi personaggi che non hanno mai chiesto perdono, e sono sfuggiti alle loro responsabilità, siano puniti”, è la richiesta della madre di Giuseppe Demasi in occasione della commemorazione al nuovo memoriale realizzato all’interno del Cimitero Monumentale di Torino.
Il dolore è lo stesso di quattordici anni fa davanti alle lapidi di Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario e Giuseppe; figli, fratelli, mariti morti tra il 5 e 6 dicembre nel rogo della linea 5 dell’acciaieria.
Sei le condanne in via definitiva pronunciate cinque anni fa, tra cui quella del manager tedesco Herald Espenhahn, neanche un giorno di carcere per un ricorso alla Corte costituzionale federale tedesca sulla violazione del “principio del giusto processo e del diritto al contraddittorio”. Durante il processo italiano mancava la traduzione in tedesco di alcuni documenti.
Per il manager, inoltre, “la condanna non ha fornito prove di una concreta negligenza individuale”.
Dopo quattordici anni, dunque, la richiesta di giustizia dei famigliari delle vittime attende ancora. “Il nostro dramma – sottolinea la madre di Demasi – è stata dimenticato, ma noi non possiamo dimenticare: lo Stato deve intervenire”. “Per noi ad oggi non c’è giustizia, nonostante le tante promesso dei politici di turno”, aggiunge la sorella di Rodinò, che tra i famigliari delle vittime del rogo è la più battagliera.
“Quel devastante incendio rimane una ferita tremenda per la città. E forte rimane anche il dolore e la richiesta di giustizia”, sostiene il sindaco di Torino Stefano Lo Russo che, assente alla cerimonia, ha rivolto su Facebook il “ricordo commosso della Città” alle sette vittime della ThyssenKrupp, “ai loro famigliari e alle tante persone a cui mancano” che “da quattordici anni convivono col dolore e il senso di ingiustizia dopo quella tragica notte”.

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