La presentazione del XXI Rapporto Annuale

12 luglio 2022 – Presso la Sala della Regina di Montecitorio l’INPS ha presentato ieri il XXI Rapporto Annuale di cui il Presidente Pasquale Tridico  ha tenuto la Relazione annuale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del  Vicepresidente della Camera Ettore Rosato e del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando.
Il Rapporto ha preso in esame la situazione del Paese, con particolare attenzione alle più rilevanti prestazioni erogate dall’Istituto e alla dinamica dei contribuenti. La Relazione è stata tramessa in streaming sul canale Web Tv della Camera dei Deputati e in diretta su Rai 3. Tra gli argomenti trattati si è fatto il punto sulla ripresa occupazionale dell’Italia post Covid con un tasso di occupazione record al 60% ma lontano dal target Ue del 70% e senza l’ondata di licenziamenti temuta a seguito del blocco dei licenziamenti voluti dallo Stato per salvaguardare i diritti dei lavoratori durante il periodo della pandemia.                                                                                                                        
In contrasto però all’ondata occupazionale si ravvisa un’alta percentuale di lavoratori sotto la soglia di 9 euro lordi l’ora è 28%, ovvero oltre 4,3 milioni, e quasi un lavoratore su tre che guadagna meno di mille euro al mese, considerando anche i part-time. Fa sicuramente riflettere che il 23% dei lavoratori italiani guadagnino meno di quanto sarebbe loro assicurato dal Reddito di cittadinanza (780 euro al mese). Occorre quindi – ha affermato il Presidente Tridico – cercare di introdurre correttivi che portino ad un riordino della disciplina contrattuale per limitare le diseguaglianze lavorative e sociali.                   
Approfondendo il tema del lavoro si è evidenziato come le forme di lavoro a termine sono cresciute negli ultimi due anni raggiungendo nell’ultimo periodo il picco storico di oltre 4,2 milioni di lavoratori ovvero il 22,2%, al netto di agricoli e domestici.
Cresce inoltre il problema dei contratti a termine di durata giornaliera o settimanale. Nel 2021 come precedentemente riportato, si registrano più persone sul mercato del lavoro rispetto al 2020 ma molti di questi sono impiegati per un numero ridotto di ore e percepiscono retribuzioni che non permettono ai singoli di vivere dignitosamente, basti pensare che la retribuzione media giornaliera per i dipendenti full-time è pari a 98 euro lordi.                                                     
Lavoro povero significa anche pensioni povere; andando ad analizzare il tema pensioni infatti, il quadro della situazione è tutt’altro che positivo: il 32% degli assegni previdenziali è sotto i mille euro lordi al mese.                                             
A conclusione del suo intervento, il Presidente dell’INPS ha evidenziato l’enorme bisogno di più lavoro e di lavoro meglio retribuito se si vuole assicurare al Paese la sostenibilità del suo sistema di welfare. Per l’equilibrio del sistema previdenziale, occorre garantire la sostenibilità della spesa ma anche l’allargamento della base contributiva sia in termini di recupero del sommerso che di incremento della massa