10 luglio 2019 – Il numero dei medici in forza all’Inps si è fortemente ridotto. A lanciare l’allarme è stato oggi il presidente Pasquale Tridico che in chiusura della sua relazione annuale ha indicato un taglio di quasi mille unità: da 1.400 a 453 nel giro di poco tempo. Una situazione paradossale che l’istituto previdenziale sta affrontando attraverso un ricorso massiccio alle prestazioni convenzionate. Un passato che Tridico vuole lasciarsi alle spalle. Anche perché il quadro mal si accorda con il rilancio di un Inps pubblico, così fortemente delineato proprio nella sua prima relazione da presidente. 
 “Dal momento che i nostri medici gestiscono prestazioni per un totale di circa 50 miliardi di euro l’anno – sottolinea Tridico nella relazione – sembra ragionevole avere un rapporto fiduciario, strutturato con medici interni o comunque legati a un contratto di lavoro stabile”. Ma il ragionamento di Tridico tocca la parte che riguarda l’utilizzo degli ispettori. “Abbiamo osservato che nelle sette regioni in cui sono presenti commissioni Inps di accertamento della invalidità – sottolinea il presidente dell’Inps – il contenzioso è molto ridotto, e questo procura un forte risparmio di spesa per l’Istituto e quindi per lo Stato”. Una chiara direzione verso la lotta all’evasione contributiva, inoltre, che ha recuperato oltre un miliardo di euro nell’ultimo anno. Bilancio in positivo che permette a Tridico di ufficializzare l’assunzione di nuovi ispettori. Del resto, se l’obiettivo è quello di essere “generosi con i deboli e forte con i forti” allora la creazione di una Direzione anti-frode sul fronte delle procedure di accesso alle pensioni di invalidità diventa una scelta strategica. Su un nuovo volto modello “Inps pubblico” in grado di gestire i riflessi che la crisi economica sta producendo sulla condizione dei cittadini Tridico punta tutto. Non annuncia soltanto la creazione di dieci gruppi di lavoro tematici, e tre gruppi di lavoro macro, per un riassetto interno dell”Istituto “al fine di intercettare le esigenze degli utenti e i bisogni di tutti”, ma anche l’istituzione di una Scuola Nazionale del Welfare intitolata all’economista Federico Caffé. L’obiettivo è non solo quello di formare la classe dirigente interna, ma anche di diventare punto di riferimento formativo per tutti quei soggetti come Caf e Patronati che sul tema del Welfare impiegano molte risorse umane e finanziarie. È stato proprio Eurostat ad aver recentemente riconosciuto lo status di “ente di ricerca” alla Direzione Centrale Studi e Ricerche dell’Inps. 

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