Roma, 8 luglio 2020 – L’impatto della crisi causata dall’emergenza Covid ha messo a dura prova l’esistenza di numerose micro e piccole imprese, ma anche di un numero significativo di alberghi e ristoranti. Lo comunica l’ISTAT in un’indagine: “L’impatto della crisi sulle imprese è stato di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (pari al 28,8% dell’occupazione, circa 3,6 milioni di addetti) ha denunciato l’esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell’anno”. L’Istituto segnala che oltre 6 alberghi e ristoranti su 10 rischiano la chiusura entro un anno a causa degli effetti dell’emergenza sanitaria mettendo a rischio oltre 800mila posti di lavoro che corrispondono ad altrettante famiglie che potrebbero non poter più contare sulla propria fonte di reddito.
Nel mese di maggio con l’avvio della fase 2 dell’emergenza coronavirus l’ISTAT registra un aumento delle vendite nel commercio al dettaglio rispetto al mese di aprile del 24,3% (in valore) e del 25,2% (in volume) in “parziale recupero” delle perdite subite durante il lockdown. A maggio le vendite di articoli di abbigliamento sono in calo del 38,1% rispetto al 2019 mentre quelle di scarpe e borse del 34,8%. A trainare il settore per quanto riguarda gli acquisti di beni non alimentari sono i prodotti protagonisti del periodo di lockdown come le dotazioni per l’informatica, la telefonia e le comunicazioni, necessari per lo smartworking e la didattica a distanza, l’utensileria per la casa e gli articoli di ferramenta. L’ISTAT rileva inoltre una crescita storica per quel che riguarda l’e-commerce, a maggio le vendite on line sono aumentate del 41,7%, il valore più alto mai realizzato. In conclusione con la ripresa delle attività nella sua nota mensile sull’andamento dell’economia l’istituto rileva “I primi segni di ripresa dei ritmi produttivi dopo le marcate contrazioni registrate a marzo e aprile”.
Nel testo si legge che “i dati su redditi, consumi e mercato del lavoro sembrano riflettere gli effetti delle politiche di contrasto alla crisi segnando, nel primo trimestre, un calo del reddito disponibile delle famiglie nettamente meno ampio rispetto a quello del Pil nominale e un deciso aumento della propensione al risparmio”.

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