Roma, 3 maggio 2021 – Intensa attività ispettiva dell’INL, l’ispettorato nazionale del lavoro, guidato da  Leonardo Alestra. L’Ispettorato, dichiara, agisce “in chiave di tutela generale della condizione, della dignità e della sicurezza dei lavoratori”, volendo “accompagnare una ripresa del sistema economico-produttivo affrancata, per quanto possibile, dal rischio, non indifferente, di attenuazione dei livelli di protezione sociale”. Questi i numeri diffusi nei giorni scorsi.
L’Ispettorato nazionale del lavoro ha avviato nel 2020 nuove verifiche “nei confronti di 103.857 aziende, sono state definite 79.952 ispezioni e tutelati 267.677 lavoratori ‘irregolari’ (l’8,4% in ‘nero’)”, con “il recupero di contributi e premi evasi per complessivi 882.669.154 milioni”. I dati individuano “illeciti nei confronti di 55.664 aziende, con un tasso di irregolarità pari al 70%”.
I comparti maggiormente interessati sono edilizia (67,28%) e terziario (66,62%) settore, quest’ultimo, in cui più ‘anomalie’ ci sono nei servizi di alloggio e di ristorazione, noleggio, agenzie di viaggio, supporto alle imprese, trasporto e magazzinaggio, nonché attività artistiche, sportive e di intrattenimento; l’Ispettorato ha poi rilevato, sul totale dei occupati interessati da violazioni, percentuali di personale in ‘nero’ del 23% nel Nord-Ovest, del 21% nel Nord-Est, del 25% al Centro e del 50% al Sud, “con indici più elevati in Calabria (62%), Campania (60%), Basilicata (44%), Puglia (41%), Molise (40%), Lazio e Toscana (33%)”. Adottati, inoltre, “3.564 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale, più 141 sequestri giudiziari”, motivati in larga parte dall’impiego di soggetti privi di contratto, e in quota residuale per “gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza”.
Nel periodo pandemico, nelle campagne, malgrado le restrizioni, Ispettorato e Carabinieri hanno, individuato 478 trasgressori – 61 dei quali arrestati – e protetto 1.850 possibili vittime del reato di caporalato, 119 delle quali senza permesso di soggiorno. Definiti, poi, “accertamenti nei riguardi di 70 aziende, 32 delle quali risultano aver posto in essere irregolari procedure di licenziamento di un numero complessivo di 92 lavoratori”, nonostante le norme lo vietassero.