2 novembre 2020 – “Servono assunzioni”, “il nostro sistema immunitario è provatissimo”. Lo dice la responsabile per l’Emilia-Romagna di Nursing Up, il sindacato degli infermieri, Francesca Batani mentre con alcuni colleghi, nel giorno dello sciopero nazionale della propria categoria, fa volantinaggio fuori dall’ospedale di Cesena. A governo e Regione chiedono “un riconoscimento economico fuori dal comparto” e “di essere numerosi, che ci siano nuove assunzioni”. “C’è così poco personale – spiega l’infermiera sindacalista – che gli infermieri del pubblico vengono mandati nelle case di risposo, nel privato”. Si poteva arrivare più preparati alla seconda ondata di coronavirus dal punto di vista ospedaliero? “Assolutamente sì”, risponde Batani, “ci sono stati diversi mesi in cui si poteva sicuramente riorganizzare e assumere. Invece non si è fatto assolutamente nulla e adesso siamo più impreparati di prima”. Perché più impreparati? Negli ospedali “in questa seconda ondata ci viene chiesto giustamente di tenere aperto tutto”, rispetto alla prima dove reparti ordinari erano stati destinati al Covid. Solo che “non c’è personale, e noi siamo molto provati. Qualcuno di noi oltre ad ammalarsi di Covid si ammala di stress”.
Di fronte alla recrudescenza della pandemia da Covid-19 e alle carenze di personale anche gli anestesisti-rianimatori e dell’Emergenza-Urgenza sono sul piede di guerra. Rivendicano la necessaria immediata “assunzione dei medici in formazione degli ultimi due anni e la stabilizzazione degli specialisti ancora precari”. La richiesta arriva dall’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac) in una lettera inviata alle Aziende e agli Enti SSN, alle Regioni e per conoscenza al ministro della Salute e al presidente del Consiglio. “Non abbiamo abbastanza medici rianimatori per gestire i posti aggiuntivi di terapia intensiva”, afferma il presidente Aaroi Alessandro Vergallo.