INAIL, responsabilità datore in assenza applicazione protocolli

Roma, 21 maggio 2020 – L’INAIL dà una risposta alla confusione che si è creata attorno alla questione della responsabilità del datore di lavoro a fronte di un possibile contagio da #Covid-19 dei dipendenti. Questa “è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da #Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1 del decreto legge 16 maggio 2020, n.33“, recita l’INAIL nella circolare pubblicata il 20 maggio. “Il rispetto delle misure di contenimento, se sufficiente a escludere la responsabilità civile del datore di lavoro – prosegue – non è certo bastevole per invocare la mancata tutela infortunistica nei casi di contagio da #Covid-19, non essendo possibile pretendere negli ambienti di lavoro il rischio zero. Circostanza questa che ancora una volta porta a sottolineare l’indipendenza logico-giuridica del piano assicurativo da quello giudiziario”.
“Il riconoscimento dell’origine professionale del contagio – prosegue l’INAIL – si fonda su un giudizio di ragionevole probabilità ed è totalmente avulso da ogni valutazione in ordine alla imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che possano essere stati causa del #contagio. Non possono, perciò, confondersi i presupposti per l’erogazione di un indennizzo INAIL (basti pensare a un infortunio in ‘occasione di lavoro’ che è indennizzato anche se avvenuto per caso fortuito o per colpa esclusiva del lavoratore), con i presupposti per la responsabilità penale e civile che devono essere rigorosamente accertati con criteri diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative. In questi – prosegue – infatti, oltre alla già citata rigorosa prova del nesso di causalità, occorre anche quella dell’imputabilità quantomeno a titolo di colpa della condotta tenuta dal datore di lavoro. Il riconoscimento cioè del diritto alle prestazioni da parte dell’Istituto non può assumere rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico del Pubblico Ministero”.

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