Ilva di Taranto, dossier su area a caldo e sostegno ai lavoratori

Roma, 15 febbraio 2021 – Sessanta giorni per chiudere l’area a caldo. Nel giorno del giuramento del nuovo governo, mentre i ministri ancora devono completare passaggi di consegne e insediamento, scoppia per l’ennesima volta la grana dell’ex Ilva. A fare da detonatore una nuova sentenza del Tar di Lecce che, respinti i ricorsi di Arcelor Mittal e della vecchia società in amministrazione straordinaria, impone di fermare le attività più inquinanti degli stabilimenti di Taranto al massimo entro due mesi.
Ancora una volta il destino delle acciaierie sale in cima ai dossier più spinosi per il governo, che già nelle prossime due-tre settimane dovrà occuparsi di alcune urgenze, dalle cartelle ai ristori. Intanto, il prefetto di Taranto Demetrio Martino ha scritto al Ministero dello Sviluppo Economico in merito all’integrazione salariale per i circa 1700 lavoratori di Ilva in As, che al momento non ha copertura finanziaria, sollecitando inoltre risposte in tempi che potrebbero “attenuare – osserva – lo stato di tensione diffuso tra i lavoratori, scongiurando possibili riflessi negativi anche di rilievo per i profili di ordine pubblico”. Fim, Fiom, Uilm e Usb, sollecitando una “convocazione ministeriale”, hanno già indetto per il 17 febbraio uno sciopero dei lavoratori in capo all’Ilva in As, con presidio permanente davanti ai cancelli della raffineria Eni