Il ruolo delle donne nel rinnovamento del SSN

Roma, 3 maggio 2022 – Donne medico e dirigenti sanitarie bocciano l’organizzazione del Servizio sanitario nazionale e chiedono più attenzione alle tutele senza essere discriminate.
Il dato emerge dall’indagine condotta dal sindacato medico Anaao-Assomed presentata alla IV Conferenza Nazionale Donne Anaao. Umanizzazione, sia delle cure che dell’organizzazione, meritocrazia ed equità, conciliazione vita/lavoro, formazione e condivisione sono le parole d’ordine di un Sistema sanitario pensato dalle donne medico e dirigenti sanitarie, deluse e insoddisfatte dall’attuale organizzazione.
In sostanza, dalla survey è emersa la ricerca delle professioniste di un maggior ruolo e maggiore partecipazione alla vita delle organizzazioni. Da segnalare che circa il 70% di loro si vede tuttavia proiettato nel prossimo futuro nel lavoro che sta facendo attualmente, contro una minoranza intenzionata a cambiare lavoro, a differenza dei dati del 2019 che vedevano le donne medico in fuga in percentuali uguali agli uomini.
L’indagine si è basata su un questionario condiviso dalle iscritte Anaao: sono state raccolte 1668 risposte tra professioniste di età compresa tra i 26 e i 70 anni. La maggior parte delle partecipanti ha un’anzianità di servizio di oltre 15 anni (54%), appartiene a un’area di specializzazione medica (60%) con un contratto a tempo indeterminato (92%) e lavoro a turni (60%). La maggioranza delle risposte segnala insoddisfazione e delusione per il proprio lavoro (51,8%), con aspettative peggiorate nel 65% dei casi.
Tra le motivazioni addotte dalle professioniste che vorrebbero cambiare lavoro prevale l’insoddisfazione per le condizioni lavorative: carenza di personale, disorganizzazione, carichi di lavoro, scelte aziendali, clima lavorativo (35,7%), la stanchezza, la demotivazione e il burnout con la percezione di non essere più in grado di gestire il proprio lavoro (24,7%), e anche l’assenza di sviluppo professionale (14,9%). Da segnalare inoltre come il 40% delle partecipanti riferisca di non aver mai partecipato ad uno sciopero e di non ritenerlo uno strumento utile, mentre frequentemente segnala alla propria direzione diversi tipi di problematiche. In generale, la stragrande maggioranza (93%) ritiene le attuali politiche di conciliazione casa-lavoro non sufficienti giudicandole “soluzioni marginali o lontane dalle reali necessità, in una società maschilista in cui poche donne sono al comando”.

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