Il Presidente della Cei sulle morti sul lavoro: ‘Saremo giudicati per quello che non abbiamo fatto’

2 novembre 2022 – Lo scorso 29 novembre, in occasione del Convegno “Per non morire lavorando” organizzato dall’Ufficio diocesano per la Pastorale del mondo del lavoro della Curia di Bologna, l’Arcivescovo di Bologna Cardinale Zuppi, dal quale è nato l’impulso all’organizzazione dell’incontro, ha pronunciato parole incisive nei confronti del tragico fenomeno delle morti sul lavoro che affligge il nostro Paese. 
“E’ una tragedia per chi non c’è più e per chi resta. Quindi se noi pensiamo sia solo una statistica, non ne sentiamo la drammaticità. E’ come con la guerra, quando ci dicono che sono morti 15mila ucraini o 50mila russi” ha esordito il Presidente della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) in apertura dei lavori. “Poi guardiamo negli occhi la vedova di qualcuno o il figlio di qualcuno, e lì capisci cosa vuol dire 15mila persone che sono morte, o 50mila russi – sottolinea Zuppi – bisogna domandarlo ai figli, ai genitori ai fratelli e alle sorelle. Questo ci spinge ancora di più a fare quello che possiamo per evitare che succeda agli altri – prosegue – la notte toglie il senso a qualunque cose e noi dobbiamo darglielo, è la vittoria dell’amore, per cui dobbiamo dare un senso, che è quello che non succeda agli altri”.
L’Arcivescovo si è soffermato poi sul concetto di “omissione” nel contesto di infortunio “Tutti dobbiamo fare di più. Il problema è il peccato delle omissioni: io non ho fatto cose che sapevo di dover fare, ho messo a rischio qualcun altro, quello è omicidio. Saremo giudicati per quello che non abbiamo fatto. Le omissioni sono il problema – rincara Zuppi, che termina – “trovare di nuovo un’alleanza, istituzioni, Chiesa, sindacati, c’è tanto bisogno di un’alleanza in positivo”.