Papa Francesco in difesa del lavoro: condizioni più umane

Roma, 21 giugno – “Perseguire il massimo profitto a scapito della sicurezza e della salute” è alla base dei 17.000 lavoratori morti sul lavoro nel decennio 2009-2019, con una preoccupante media di oltre 3 decessi al giorno. Secondo i dati Inail sugli infortuni sul lavoro, nel 2020 i casi mortali sono stati 1.270, 181 in più rispetto ai 1.089 del 2019 (+16,6%) e nel primo quadrimestre del 2021 sono aumentati ancora, del 9,3% in più rispetto allo stesso perìodo del 2020. Dati che potrebbe aumentare perché naturalmente non tengono conto dei lavoratori in nero. Agli oltre 100 lavoratori al mese, poi, vanno aggiunte le decine di migliaia dì morti per malattie professionali e ambientali: solo per l’amianto si contano 6.000 morti ogni anno, 16 al giorno. Il dlgs 81 /2008 (Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro), il complesso di norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, è la normativa di riferimento ma, purtroppo, spesso resta inattuata, come i precetti del SSN sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Lo dimostrano i recenti fatti di cronaca, casi in cui si potrebbe far rientrare a pieno di titolo anche la strage della funivia del Mottarone, frutto di una sconsiderata condotta finalizzata esclusivamente al profitto. Solo una casualità ha impedito che a morire fossero gli operai della manutenzione nel giro di prova della stessa mattina che ha coinvolto le famiglie vittime dell’incidente. A difesa della sicurezza si schierano gli appelli di Papa Francesco, con la speranza che nel futuro prossimo siano scongiurati gli innumerevoli casi di incidenti e sfruttamento, soprattutto verso le donne. ”Con la fretta di tornare a una maggiore attività economica, al termine della minaccia del Covid-19, evitiamo le passate fissazioni sul profitto, l’isolamento e il nazionalismo, il consumismo cieco”, ribadisce Papa Francesco, auspicando “un nuovo futuro del lavoro fondato su condizioni lavorative decenti e dignitose, che provenga da una negoziazione collettiva”. Queste le parole pronunciate in difesa di un lavoro che promuova il bene comune e che sia, come lui stesso l’ha definito, più umano.

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