Profitti lavoro forzato: 236 miliardi di dollari

Roma, 3 aprile 2024 – L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) rivela nel suo ultimo studio che i guadagni illeciti ottenuti dal lavoro forzato ammontano ogni anno a 236 miliardi di dollari.
Dal 2014, il profitto illegale tratto dal lavoro forzato ha visto un incremento di 64 miliardi di dollari (pari al 37 percento), un salto notevole spinto sia dall’aumento delle persone sfruttate che dai maggiori profitti per vittima.
Il documento “Profitti e povertà: la dimensione economica del lavoro forzato” calcola che ogni trafficante o criminale incassi quasi 10.000 dollari per ogni vittima, un aumento rispetto agli 8.269 dollari (corretti per l’inflazione) di dieci anni fa.
I guadagni illegali annuali massimi si registrano in Europa e Asia Centrale (84 miliardi di dollari), seguiti da Asia e Pacifico (62 miliardi), Americhe (52 miliardi), Africa (20 miliardi) e Paesi arabi (18 miliardi).
Oltre due terzi (73 percento) del totale dei profitti illeciti provengono dallo sfruttamento sessuale commerciale, nonostante rappresenti solo il 27 percento del numero totale di vittime di lavoro forzato imposto da privati.
La differenza sostanziale nei profitti per vittima tra lo sfruttamento sessuale e altre forme di lavoro forzato nel settore privato è evidente: 27.252 dollari per la prima categoria contro 3.687 dollari per la seconda.
Dopo lo sfruttamento sessuale a fini commerciali, che si classifica come il settore con il più alto profitto illegale annuale, vi sono l’industria (con profitti per 35 miliardi di dollari), i servizi (20,8 miliardi), l’agricoltura (5 miliardi) e il lavoro domestico (2,6 miliardi).
Questi profitti illeciti nascono dai salari che, a causa delle pratiche coercitive, non vengono corrisposti ai lavoratori ma rimangono in mano agli sfruttatori. “Il lavoro forzato alimenta un circolo vizioso di povertà e sfruttamento che nega la dignità umana.
Purtroppo, sappiamo che la situazione è deteriorata. È imperativo che la comunità internazionale si mobiliti subito per eliminare questa ingiustizia”.
“Le vittime del lavoro forzato subiscono varie forme di coercizione, incluse le più diffuse quali la mancata retribuzione deliberata e sistematica. Il lavoro forzato perpetua un circolo vizioso di povertà e sfruttamento, negando la dignità umana. Ora è chiaro che la situazione è peggiorata. La comunità internazionale deve urgentemente agire per porre fine a questa ingiustizia, proteggere i diritti dei lavoratori e promuovere principi di giustizia ed equità universali”, ha dichiarato Gilbert F. Houngbo, Direttore Generale dell’OIL.
Il rapporto sottolinea l’importanza critica di investire in misure per bloccare i flussi di guadagni illeciti e perseguire i responsabili. Raccomanda inoltre di rafforzare le normative, formare i funzionari dell’ordine, estendere le ispezioni del lavoro ai settori più a rischio e migliorare il coordinamento tra le autorità del lavoro e quelle penali.
Pur evidenziando che l’abolizione del lavoro forzato non può avvenire solamente attraverso l’azione legale, il documento incita a un approccio globale che priorità le cause radicate, la protezione e l’assistenza alle vittime.

Per scaricare il rapporto clicca qui: https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—ed_norm/—ipec/documents/publication/wcms_918034.pdf