23 settembre 2020 – Quando si può parlare di sfruttamento nello svolgimento di una mansione lavorativa. La Fondazione studi dei consulenti del lavoro, in un approfondimento appena pubblicato, ha elaborato un ‘excursus’ tra le sentenze della Corte di Cassazione, emesse dal 2015 a oggi scoprendo alcuni ‘indici rivelatori’. Nella lista c’è tanto “il trasporto dei lavoratori su veicoli privi di qualunque mezzo di sicurezza, costretti a viaggiare in piedi, o seduti a terra, con indumenti inidonei al lavoro nei campi”, quanto l’attività occupazionale ‘in nero’ e “la mancata retribuzione per intero”.
Una delle pronunce evidenziate nel report, concernente le mansioni affidate agli stranieri, è che le condizioni di sfruttamento, alle quali vengono sottoposti i lavoratori (extracomunitari), devono essere individuate negli “orari di lavoro assai gravosi”, nelle “assenze di pause e permessi”, nella “assenza di contratti stipulati dai lavoratori”, condizioni tutte assolutamente incompatibili con quelle previste dalla contrattazione collettiva vigente”, e nel “fatto che i lavoratori siano costretti ad accettare il prelievo” di danaro “dalla loro esigua paga e a farsi trasportare in condizioni affatto disumane sui campi di lavoro”.