Forni: “Soddisfazione per la nostra costituzione di parte civile nel processo per il portuale di Trieste Bassin”

COMUNICATO STAMPA

 

FORNI (ANMIL): “SODDISFAZIONE PER LA NOSTRA COSTITUZIONE DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO PER IL PORTUALE DI TRIESTE BASSIN”

 

Roma, 17 novembre 2021 – All’udienza preliminare tenutasi ieri mattina nel processo per la morte del lavoratore portuale, Roberto Bassin, il GUP del Tribunale di Trieste ha ammesso la costituzione di parte civile dell’ANMIL (Associazione fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro) – che da quasi 80 anni si occupa della tutela delle vittime del lavoro – e che è stata legittimata così ad affiancare la costituzione dei familiari della vittima.
L’uomo, 46enne, aveva perso la vita il 28 settembre 2019 mentre era in servizio come guardiafuochi a bordo di una nave al terminal Samer, quando è stato travolto da un camion che stava facendo una manovra.
L’ANMIL, che da oltre 10 anni si costituisce parte civile in questo tipo di processi, non può rimanere inerme davanti a questo infortunio che pesa sul settore marittimo-navale. Come si evince dagli ultimi dati INAIL disponibili, infatti, le denunce d’infortunio in Italia nel settore nel 2018 sono stati 949, aumentando del 4,2% rispetto all’anno precedente (911), mentre le malattie professionali riconosciute nel 2018 sono state 433, incrementando addirittura del 41,5% rispetto al 2017 (306).
“La nostra presenza nel processo ha un duplice scopo: quello di supportare il percorso processuale delle persone offese e quello di contribuire all’accertamento delle responsabilità penali degli imputati affinché il processo stesso svolga una funzione di prevenzione generale rispetto alla rigorosa applicazione delle norme poste a tutela della vita e della salute dei lavoratori”, dichiara il Presidente nazionale ANMIL Zoello Forni.
“È importante sottolineare quanto sulla questione ricada un elevatissimo rischio di interferenze, intese come un insieme di contatti rischiosi tra il personale del datore di lavoro Committente e quello dell’Appaltatore e/o tra il personale di imprese diverse che operano nello stesso luogo aziendale”, afferma l’Avvocato Alessandra Guarini, legale ANMIL che sta seguendo il processo. “Quando poi il lavoro portuale – prosegue Guarini – si svolge a bordo di una nave, quindi al di fuori di un ambiente nella disponibilità dell’impresa portuale e non necessariamente conosciuto a priori, il tema delle interferenze si fa più spinoso. Infatti, ad acuire il rischio vi è da considerare che, talvolta, l’ambiente di lavoro non riflette gli standard delle norme di sicurezza nazionali, come nel caso di navi straniere.  Di qui l’esigenza di vigilare e di garantire che tutti i soggetti eventualmente responsabili, inclusi quelli pubblici, siano individuati e puniti, incluse le imprese così come previsto in tema di responsabilità amministrativa degli enti e delle società dalla Legge 231/01”. 
La particolare attenzione e sensibilità dell’ANMIL verso il settore marittimo-navale emerge dalle numerose iniziative che da decenni costantemente organizza curando rapporti e collaborazioni con le Autorità di Sistema Portuale di numerose città italiane quali Genova, La Spezia, Livorno, Napoli, Ravenna e Taranto, solo per citarne alcune.
“Siamo soddisfatti di questa pronuncia positiva del Tribunale – dichiara Forni – che ancora una volta riconosce la nostra Associazione quale soggetto leso per reati contestati a seguito della violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro”.
“Non va dimenticato come siano drammaticamente ricorrenti gli incidenti nei porti a danno di lavoratori addetti al lavoro portuale di movimentazione di mezzi e merci con costante scambio tra terra e nave, attività che comporta l’interazione uomo-mezzo, spesso resa ancora più pericolosa dalla frammentazione del ciclo lavorativo del passaggio portuale delle merci su molti soggetti di diverse organizzazioni, non sempre ‘familiarizzati’ ai luoghi e affiatati tra loro”, continua il Presidente.
“Pertanto – conclude Forni – continueremo nella nostra battaglia per la tutela delle vittime degli infortuni sul lavoro al fine di restituire giustizia ai lavoratori deceduti e alle loro famiglie”.