Roma, 20 maggio 2020 – Nonostante l’Italia sia entrata nella cosiddetta “fase 2” per l’emergenza da #Covid-19, il mondo della ricerca continua a indicare distanziamento sociale, test, tracciamento e quarantena come gli strumenti irrinunciabili per contenere l’epidemia ed evitare nuove ondate. Questione delicata e quest’ultimi consigli concordano con lo studio condotto da Alessandro Vespignani, della Northeastern University di Boston, e Stefano Merler, della Fondazione Bruno Kessler di Trento. La ricerca, pubblicata sul sito MedRxiv in attesa di revisione scientifica, indica che “un rigoroso distanziamento sociale, con un robusto livello di test, tracciamento dei contatti e quarantena, potrebbe tenere l’epidemia a un livello tale da non mettere in crisi il sistema sanitario”. I test sono fondamentali anche per l’infettivologo Massimo Galli, dell’ospedale Sacco e dell’Università Statale di Milano: “il problema importante sono le persone ancora in circolazione con infezione”, ma il paradosso è che “molte sono costrette a prendere appuntamento in privato per fare test che non sono riuscite a fare con il Servizio sanitario nazionale”. Per Galli “sapere chi è infetto e chi no è molto più importante del distanziamento al ristorante” e l’unico modo per contrastare l’epidemia è separare dal resto della popolazione chi ha l’infezione da #Coronavirus.
Nel frattempo gli esercizi commerciali hanno riavviato le loro attività, ma esplodono i dubbi su cosa sia meglio o non fare: arrivano proposte sull’uso dei tamponi per la diagnosi sui luoghi di lavoro e sarà necessario aspettare fine mese per l’app Immuni, come ha detto il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri in audizione in Commissione Giustizia al Senato.

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