È legge il divieto delle pratiche sleali in agricoltura

 

Roma, 22 aprile – Stop alle pratiche commerciali sleali per i prodotti agricoli e alimentari che, ogni anno comportano circa 350 milioni di euro di danni nelle filiere. Basta quindi al ricorso a gare e aste elettroniche a doppio ribasso, ma anche alla vendita a prezzi inferiori del 15% ai costi medi di produzione fissati dall’Ismea, ai ritardi nei pagamenti per i prodotti deperibili e non sarà più possibile rifiutarsi di concedere un contratto scritto al fornitore insieme a molte altre prassi considerate inaccettabili. Il via libera definitivo al pacchetto di norme è arrivato ieri dal Senato con l’approvazione alla Legge di Delegazione europea che ha licenziato il disegno di legge che riguarda il recepimento di 38 direttive nonché l’adeguamento della normativa nazionale a 17 regolamenti comunitari. Ora le norme dovranno essere definitivamente recepite con un decreto legislativo dal governo entro il prossimo 30 aprile, ricorda Paolo De Castro, europarlamentare S&D e relatore della direttiva, “in modo da poter procedere al contrasto delle 16 azioni illecite fissate in Europa, molte delle quali si riscontrano ancora in tutte le transazioni all’interno della catena agroalimentare”.
Una filiera molto vulnerabile a questi fenomeni a causa dei forti squilibri tra piccoli e grandi operatori; spesso gli agricoltori e i piccoli produttori non dispongono di un potere contrattuale sufficiente per difendere i loro interessi. E questo genera nel settore molte distorsioni che sono all’origine di alcuni fenomeni come il lavoro nero e il caporalato.
“Saranno sostenute le buone pratiche commerciali e la trasparenza – spiega in una nota il Mipaaf – a cui venditori e acquirenti di prodotti agroalimentari dovranno attenersi prima, durante e dopo la relazione commerciale”. L’Icqrf, Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari sarà l’Autorità nazionale deputata a vigilare sull’applicazione delle disposizioni che disciplinano le relazioni commerciali, sui divieti stabiliti dalla direttiva e sulle relative sanzioni. Saranno introdotti anche meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie tra le parti, valorizzando il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza attraverso la definizione di accordi quadro nazionali. “È un risultato storico, atteso da tempo dal comparto primario che può così essere maggiormente tutelato”, dichiara Chiara Gagnarli, capogruppo M5S in commissione Agricoltura alla Camera.
Soddisfatta la Coldiretti, “perché le aste capestro al doppio ribasso strangolano gli agricoltori con prezzi al di sotto dei costi di produzione in un momento proprio in cui è fondamentale difendere la sovranità alimentare del Paese con l’emergenza Covid”.