Roma, 4 febbraio 2021 – La lotta al tumore al seno, che può essere arginato solo grazie alla prevenzione, subisce una battuta d’arresto. E’ una delle conseguenze dell’emergenza sanitaria da Covid-19 che “riporta l’Italia indietro di 40 anni riguardo la diagnosi precoce sui tumori, in particolare quello al seno, che aveva raggiunto alte percentuali di guarigione grazie alla diagnosi tempestiva. Nel 1980 si effettuavano il 70% di screening di tumore al seno in meno e la mortalità femminile era più alta del 30%. L’allarme, riferisce Consulcesi, network di assistenza legale in campo sanitario, viene lanciato Giuseppe Petrella, oncologo e già professore ordinario di Chirurgia Generale presso l’Università Tor Vergata di Roma, e arriva in occasione della Giornata Mondiale contro il cancro.
“Nei prossimi anni – spiega Petrella – avremo pazienti con stadio più avanzato della malattia perché in questi mesi di pandemia non sono state fatte diagnosi, aghi aspirati, biopsie. La situazione tornerà indietro di molti anni e noi medici dobbiamo restare all’erta per fronteggiare questa nuova emergenza”.
Il cancro al seno, si legge nella nota di Consulcesi, è la prima causa di mortalità per tumore nelle donne e in media colpisce una donna su otto: per questo, il ruolo dei medici è fondamentale nel sensibilizzare e sollecitare le pazienti ad effettuare controlli periodici che possono rivelarsi degli autentici salvavita. “Il primo consiglio è raccomandare la prevenzione”, spiega Petrella, che è anche docente del corso Fad “Novità in tema di chirurgia senologica” del provider ECM Sanità in-Formazione in collaborazione con Consulcesi Club. “Il messaggio che noi medici dobbiamo inviare alle donne – conclude – è che il tumore alla mammella è uno dei pochi per i quali c’è la guarigione definitiva, ma questa guarigione c’è se viene fatta la diagnosi precoce”.