Disagio mentale e Covid, anche l’Oms rinnova l’allarme

Roma, 29 gennaio 2021 – Con gli sforzi richiesti e le restrizioni per contrastare la diffusione del coronavirus, “la cattiva salute mentale è diventata una pandemia parallela”.
E’ l’allarme lanciato dal direttore per l’Europa dell’Oms Hans Kluge, invitando a portare un’attenzione particolare alla salute psichica.
Citando stime dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo), Kluge ha sottolineato che la metà dei giovani adulti tra i 18 e i 29 anni, così come il 20% del personale sanitario, soffre di “ansia e depressione”.
Proprio ieri in apertura del congresso virtuale della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf) è emerso l’invito a non sottovalutare crisi economica, paura del contagio, lutti: tutti fattori che possono moltiplicare esponenzialmente i problemi psicologici, in un ‘mix’ denominato sindemia. Quasi un milione i casi attesi solo in Italia. Metà dei contagiati Covid manifesta disturbi psichiatrici con un’incidenza del 42% di ansia o insonnia, del 28% di disturbo post-traumatico da stress e del 20% di disturbo ossessivo-compulsivo; il 32% sviluppa sintomi depressivi, un’incidenza fino a 5 volte più alta rispetto alla popolazione generale. Si stima quindi che nei prossimi mesi possano emergere fino a 800mila nuovi casi di depressione, ma il disagio riguarda anche i familiari dei de-ceduti: almeno 10mila andranno incontro a depressione entro un anno. Mentre saranno almeno 150.000 i nuovi casi di depressione dovuti alla disoccupazione, e la situazione potrebbe peggiorare perché “fragilità sanitaria, emotiva e sociale moltiplicano le conseguenze sul benessere psicofisico”. “In chi è venuto a contatto col virus – spiega Claudio Mencacci, co-presidente Sinpf – l’incidenza di sintomi depressivi cresce da 6 a 32%; fino al 10% di chi ha perso un caro andrà incontro a un lutto complicato, anche per le regole anti-contagio che hanno impedito a molti di poter elaborare il dolore, rivedendo il congiunto”.