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Disabilità. In Italia mancano numeri certi

Disabilità. In Italia mancano numeri certi

7 novembre 2022 – Il numero esatto delle persone con disabilità in Italia non è noto. Ad analizzare questa evidenza e le sue conseguenze è un articolo pubblicato da IlPost, secondo il quale la mancanza di dati certi è un grosso problema di cui associazioni, fondazioni, ed esperti discutono da tempo e a cui ISTAT, l’istituto nazionale di statistica, sta cercando faticosamente di rimediare. Una delle conseguenze di questa carenza è che tutte le politiche di sostegno e assistenza, così come i fondi specifici per l’inclusione, l’accesso al lavoro, all’istruzione e allo sport o ancora l’eliminazione delle barriere architettoniche e la progettazione di luoghi inclusivi, sono stati pensati e finanziati sulla base di stime ricavate da sondaggi, quindi solo approssimative.
Come evidenzia l’articolo, la stessa legge di Bilancio per il 2022 ha aumentato i fondi destinati alle politiche in favore delle persone con disabilità, ma è molto complicato capire se questi fondi siano sufficienti perché non è chiaro a quante persone debbano essere rivolti.
A rendere particolarmente difficile la quantificazione è anche la più moderna definizione di disabilità. Secondo l’International classification of functioning, disability and health (Icf), la disabilità infatti non riguarda esclusivamente la presenza di un deficit fisico o psichico, ma anche la relazione tra le condizioni individuali e il contesto sociale in cui la persona è inserita. La convenzione spiega che le persone con disabilità «presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri». Rispetto al passato, si legge nell’approfondimento, viene quindi data molta più importanza alla dimensione sociale della disabilità che secondo questo approccio, ormai consolidato, può essere considerata una manifestazione grave dell’incapacità di una società di assicurare l’uguaglianza alle persone con problemi di salute.
L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stimato che il 15 per cento della popolazione mondiale, almeno un miliardo di persone, è in condizione di disabilità, una percentuale in aumento soprattutto per via dell’invecchiamento della popolazione. Di contro, l’ultima stima diffusa sul numero delle persone con disabilità in Italia è piuttosto distante dal 15 per cento stimato dall’OMS.
Secondo la piattaforma Disabilità in cifre realizzata dall’ISTAT e relativa al 2019, le persone che soffrono di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali sono circa 3 milioni e 100 mila, pari al 5,2 per cento della popolazione. Un altro dato può essere ricavato dalle pensioni di disabilità erogate dall’INPS: nel 2017, secondo l’ultimo aggiornamento disponibile, le pensioni di invalidità erano 4,3 milioni.
Il problema più significativo che spiega la mancanza di dati certi è che fino a poco tempo fa l’INPS non aveva digitalizzato i dati relativi alle persone con disabilità: di fatto non esisteva un archivio con tutte le certificazioni rilasciate dalle commissioni mediche che si occupano di stabilire se una persona necessita di un sostegno economico. Tra le altre cose, l’INPS è riuscito a digitalizzarli soltanto a partire dalle certificazioni fatte dopo il 2010: l’impossibilità di ricostruire il passato con precisione, e quindi capire esattamente la condizione delle persone con una disabilità accertata prima del 2010, rende questi dati piuttosto incompleti. Per questo motivo finora l’ISTAT è dovuto ricorrere a indagini campionarie. L’Istituto da oltre vent’anni lavora per ottenere dati più affidabili sulle persone con disabilità ed ha allo studio un nuovo progetto volto a realizzare un registro sulla disabilità che renda disponibili informazioni statistiche più appropriate secondo i criteri e i diritti previsti dalla convenzione dell’ONU.
Le indagini promosse finora, insieme al lavoro delle associazioni, mostrano che gli strumenti e i finanziamenti messi in campo in favore delle persone con disabilità sono spesso insufficienti o inefficaci. Per esempio, le politiche di accesso al lavoro sono state ispirate al principio della valorizzazione delle capacità degli individui, anche con lo scopo di favorire la dignità e il diritto all’indipendenza economica, tuttavia i livelli occupazionali delle persone con disabilità sono ancora molto al di sotto della media nazionale e spesso i lavoratori con disabilità vengono relegati a svolgere mansioni secondarie.
Anche gli interventi per favorire la conciliazione tra il lavoro e la cura di un famigliare con disabilità sono stati inefficaci, come testimoniano le carriere lavorative dei cosiddetti caregiver, spesso meno rilevanti di quelle del resto della popolazione. È un problema che riguarda in particolare le donne.
Le famiglie continuano ad avere un ruolo essenziale intorno a cui le istituzioni, dal governo agli enti locali, hanno sviluppato una serie di interventi di sostegno. In prospettiva, però, la rarefazione delle reti familiari e sociali rischia di mettere in crisi la sostenibilità di questo modello. Nell’indagine intitolata Conoscere il mondo della disabilità, pubblicata dall’ISTAT, si legge che l’informazione statistica può svolgere un ruolo importante per progettare e realizzare un nuovo modello di welfare e in questo modo contrastare il rischio di esclusione e abbandono. Più dati e informazioni dovrebbero consentire «non soltanto di conoscere meglio le condizioni di vita delle persone con disabilità nei diversi ambiti – e la diversa gravità delle loro limitazioni – ma anche di individuare le varie barriere che determinano i loro svantaggi».

 

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