4 settembre ’19. Il mondo della disabilità e del terzo settore danno un giudizio positivo su l’avvio del confronto con il presidente incaricato Giuseppe Conte. Il colloquio che si è tenuto a Palazzo Chigi il 2 settembre scorso ha acceso nelle varie realtà che si occupano di questo tema qualche speranza in più. La Fand, il polo delle associazioni nazionali delle persone con disabilità, parla in una nota di un “nuovo programma di interventi” per una platea di beneficiari di ben 7 milioni di persone. In breve, sembra profilarsi una fase nuova per l’assistenza caratterizzata da “una seria programmazione e riqualificazione degli interventi” e, soprattutto, da una centralizzazione delle competenze sotto la direzione della Presidenza del Consiglio. Il Forum del Terzo settore, in un’altra nota, esprime soddisfazione, soprattutto per quel che riguarda due dei ventisei punti della piattaforma: interventi qualificanti per persone con disabilità e i loro familiari. “Sono due punti a cui tenevamo e ci sembra un modo concreto per dare un senso all’incontro”, spiega  Roberto Speziale, coordinatore della Consulta Disabilità e Non Autosufficienza del Forum Terzo settore.

Dai primi “appunti” del programma politico uscito dalle consultazioni tra M5S e Pd, famiglie e disabilità compaiono al primo punto dell’agenda di Palazzo Chigi, mentre al secondo si fa riferimento alla necessità di rafforzare l’intervento formativo.
La Fand, che ha sottolineato a Conte l’importanza della Convenzione Onu, ha sottoposto un testo che va dalle pensioni di invalidità – di cui si chiede un aumento graduale – a Istruzione e formazione, fino alla realizzazione di un Codice unico per le disabilità. Tra i sette punti spuntano anche i “Caregiver familiari”, di cui si chiede un ruolo centrale “attraverso un quadro giuridico che ne riconosca i diritti e crei adeguate misure di sostegno”; il miglioramento dell’Accessibilità e della mobilità e, infine, la Semplificazione amministrativa. Sul Codice unico, la richiesta, attraverso una legge delega, è di rendere più organico l’attuale sistema normativo, per ridurre la stratificazione normativa esistente, “che pregiudica la certezza del diritto”. Sull’Istruzione, infine, si chiede uno sforzo straordinario con l’obiettivo di adattare strutture, sistemi didattici e formativi alle specificità delle persone con disabilità, “al fine di ridurre sensibilmente i livelli di esclusione sociale e occupazionale”.
Il Forum del Terzo settore, ricorda comunque la richiesta, “avanzata in sede di audizione delle parti sociali in vista della legge di stabilità”, che ancora non è stata accolta: aumentare il fondo per la non autosufficienza.” Precisa Speziale. “Un incremento progressivo fino al raggiungimento del tetto promesso di 5 miliardi, anche come presupposto per i livelli essenziali degli interventi e delle prestazioni sociali. E’ una richiesta questa che speriamo non venga disattesa dal nascente Governo e su cui, ovviamente, valuteremo le concrete azioni di chi ha intenzione di governare il nostro Paese e della maggioranza parlamentare che li sostiene”.
“In questo gesto – primo nel suo genere – vogliamo intravedere un segnale importante, non solo e tanto nei confronti delle istanze di cui siamo latori, quanto della comprensione profonda delle indicazioni della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità laddove prevede non solo il coinvolgimento dei diretti interessati nelle decisioni che li riguardano, ma la considerazione della disabilità in ogni politica che riguardi tutti i Cittadini”, dice, a margine dell’incontro Vincenzo Falabella, Presidente della FISH.

Durante il tavolo a Palazzo Chigi, FISH ha sintetizzato le principali istanze ed emergenze già espresse in questi anni “e che non hanno ancora ottenuto adeguate e complessive risposte”, e ha voluto ribadire la necessità di una profonda revisione delle strategie complessive prima ancora di confrontarsi sui temi.
“Al professor Conte abbiamo riportato come l’esperienza di questi anni ci porti ad affermare che per giungere alla reale attuazione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità siano necessari da un lato una forte volontà politica e dall’altro un assetto strategico e istituzionale chiaro, senza dimenticare la necessità di un intervento di coordinamento e innovazione della normativa vigente e di adeguate risorse. Una regia, in sintesi, che va ricondotta alla Presidenza del Consiglio.”