Roma, 24 giugno 2021 – “Violata la normativa antidiscriminatoria”. Per questo, il Tribunale di Ravenna – sezione lavoro – ha condannato il Miur a risarcire le retribuzioni non corrisposte a un 42enne Ata licenziato dall’Itip Bucci di Faenza, nel Ravennate, perché – secondo quanto riportato dal Resto del Carlino – la sua disabilità era stata ritenuta incompatibile con le mansioni da svolgere.
La sentenza è del giudice Dario Bernardi, depositata martedì scorso e riguarda un tecnico di laboratorio di origine siciliana, da anni residente nel Ravennate. Nel 2019 l’istituto aveva avviato un procedimento amministrativo per “verificare l’idoneità al lavoro (…) per tutela del lavoratore e dell’utenza”. All’origine, un incidente nel quale era rimasto coinvolto a 15 anni rimediando una totale disabilità fisica riconosciuta nel 2014 con conseguente “necessità di collocamento mirato con supporto di ausili e/o con l’utilizzo di strumenti tecnici”. Per questo era stato inserito nelle graduatorie di istituto di terza fascia come personale Ata per il triennio 2017/19 in un istituto comprensivo del Lughese. Nell’ottobre 2018 il medico competente aveva dichiarato il lavoratore “idoneo con prescrizioni e limitazioni per svolgere le mansioni di assistente tecnico – laboratorio di informatica”. Nel 2018 aveva sottoscritto un contratto a tempo determinato per le sue mansioni per 36 ore settimanali con un istituto faentino. L’anno seguente (2019/20) aveva infine sottoscritto un contratto con l’istituto Bucci da dove, due settimane dopo, era partita la richiesta alla Medicina Legale-Ufficio Invalidi civili di Faenza, per una “visita medica per accertamento di capacità lavorativa di dipendente in grave situazione di handicap”. La richiesta era partita perché al 42enne era stato assegnato un posto di “assistente tecnico Area AR02 elettronica ed elettrotecnica”. Sulla base del verbale dell’Ufficio invalidi, il 10 dicembre l’istituto aveva decretato la risoluzione del rapporto lavorativo. A quel punto il tecnico si è rivolto all’avvocato Giovanna Dell’Anna per il ricorso. Il giudice ha deciso che il lavoratore dovrà avere le retribuzioni sino alla fine del contratto oltre agli interessi e alle spese di lite. L’incarico “risultava pienamente compatibile con l’abilità residua del ricorrente” dato che “si trattava essenzialmente di installare software per i computer degli studenti”.