Addio carriera, si licenziano 44mila mamme

6 dicembre 2023 – Lavorare ed essere madri allo stesso tempo è una conciliazione che in Italia è ancora troppo faticosa. Prova ne è che, mentre il tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro è ancora ben al di sotto della media europea, nel 2022 si sono anche dimesse dal lavoro più di 44mila mamme, proprio a causa della difficoltà di portare avanti insieme la carriera con le responsabilità familiari.
Cresce il numero delle dimissioni convalidate dall’Inl perché presentate nei primi tre anni di vita del figlio: nel 2022 sono state 61.391 con un aumento del 17,1% rispetto al 2021. Il fenomeno riguarda soprattutto le donne (72,8% dei provvedimenti, ovvero 44.669 dimissioni convalidate) e nella maggior parte dei casi (63%) si tratta di neo mamme che mettono tra le motivazioni la fatica nel gestire insieme l’impiego e la cura dei figli. Motivazione, questa, che riguarda invece solo il 7,1% dei padri. Per gli uomini, infatti, la motivazione principale delle dimissioni è il passaggio a un’altra azienda (78,9%), ragione che riguarda invece solo meno di un quarto delle donne.
Come per gli anni precedenti, il maggior numero di provvedimenti dell’Inl, pari al 58% dei casi, si riferisce a lavoratori/lavoratrici con un solo figlio (o in attesa del primo figlio) e questo conferma – valuta l’Ispettorato – che la fascia critica per restare nel mercato del lavoro è proprio quella immediatamente dopo la maternità.
La difficoltà delle mamme lavoratrici si riscontra del resto anche nei dati diffusi da Confcommercio, secondo cui in Italia il tasso di partecipazione femminile tra i 15 e i 74 anni al mercato del lavoro nel 2022 è stato pari al 48,2%, ben 11 punti percentuali in meno rispetto al 59,6% della media dell’Unione Europea. E il gap è ancora più ampio al Sud, dove il tasso di partecipazione femminile è pari al 35,5%, indietro di oltre 24 punti rispetto alla media europea, contro il 55,4% del Nord.
Secondo l’indagine dell’associazione dei commercianti sulle dinamiche del lavoro femminile, se il livello di partecipazione delle donne da noi salisse al pari di quello europeo avremmo 2,3 milioni di occupate in più. In particolare, per Confcommercio, il settore che si rivela maggiormente attrattivo per le donne è il terziario: nel mondo dei servizi l’occupazione femminile è pari al 47,5%, un valore decisamente superiore rispetto al totale delle attività economiche (39,6%).
E a fronte di una componente femminile, dipendente e indipendente, che nel mercato del lavoro complessivo è cresciuta nel quadriennio 2019-2023 del 13,3%, nel solo terziario l’aumento delle donne è stato più accentuato, pari al 15,8%.