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Deliveroo e Uber perdono la causa, contributi ai rider

Deliveroo e Uber perdono la causa, contributi ai rider

23 ottobre 2023 – Deliveroo e Uber condannate a versare i contributi per migliaia di rider. Lo ha stabilito nei giorni scorsi la Sezione lavoro del Tribunale di Milano in due cause distinte che Deliveroo Italy e Uber Eats Italy (che ha ora lasciato il mercato italiano) avevano intentato contro l’Inps. Le due società del food delivery adesso dovranno pagare i versamenti per migliaia dei loro addetti alle consegne per un totale, non ancora calcolato esattamente, che potrebbe arrivare ad alcune decine di milioni di euro. Per Deliveroo il periodo interessato comprende gli anni intercorsi tra il 2016 e il 2020, mentre per Uber il biennio 2020/21.
Al centro dei procedimenti, valutati dal giudice Nicola Di Leo, i verbali amministrativi, notificati dall’Ispettorato del lavoro e impugnati dalle società, nei quali era stato indicato che le posizioni di migliaia di ciclofattorini andavano regolarizzate: da lavoratori autonomi a “coordinati continuativi”, pertanto col riconoscimento di tutte le garanzie dovute a questi ultimi.
Il giudice Di Lei ha dunque stabilito che quei rider – sulla base dell’articolo 2 del Jobs Act – hanno lavorato come collaboratori coordinati continuativi, disponendo l’applicazione della disciplina del lavoro subordinato con conseguente “obbligazione per contributi, interessi e sanzioni nei rapporti con l’Inps e per premi nei rapporti con l’Inail” per “l’orario effettivamente svolto dai collaboratori”. Ora l’Inps dovrà calcolare l’esatta quota di contributi per entrambe le aziende.
“Stiamo analizzando i dettagli della decisione che si basa su un modello vecchio e un sistema di lavoro dismesso e che non esiste più – fa sapere Deliveroo – Non si tratta di una decisione definitiva, ma di un giudizio di primo grado a cui faremo appello”. Anche Uber dice di non condividere la decisione: “Siamo pronti a fare appello nelle sedi competenti – scrive l’azienda in un comunicato – La maggior parte dei fatti presi in considerazione nelle indagini non sono applicabili a Uber Eats e descrivono modelli operativi della concorrenza molto diversi dalle nostre passate operazioni di delivery”.
“Condannando Deliveroo e Uber a versare i contributi per migliaia di rider il Tribunale di Milano ha reso giustizia a questi lavoratori, costretti ad operare in situazione di grave ingiustizia – ha dichiarato Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei deputati – Ma si tratta di un chiaro segnale anche alla politica. È necessario intervenire perché sia messa la parola fine al lavoro sfruttato e sottopagato e per l’introduzione di regole che garantiscano a tutti condizioni di lavoro dignitose e giustamente retribuite”.
“Nel complesso la materia richiede una regolamentazione chiara, omogenea e definitiva, per evitare che continui il caos dell’attuale selva di contratti – sottolinea, in una nota, la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno – In questo senso sarà decisiva la direttiva già approvata dal Consiglio Ue e che attende l’ok del Trilogo per garantire finalmente adeguate tutele ai rider. È quindi fondamentale che il Governo italiano sia sempre allineato all’ orientamento europeo in materia”.

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