Covid, dai medici di Milano il grido di dolore, e di allarme

5 novembre 2020 – “Il sistema è scoppiato. Abbiamo a casa persone in attesa di ricovero, che peggiorano, se questo avviene le inviamo al pronto soccorso; con i pazienti a rischio moderato che possono essere gestiti a casa facciamo fatica a fare le diagnosi”. Così Maria Teresa Zocchi, medico di famiglia ad Assago, alle porte di Milano, e consigliera dell’ Ordine dei medici di Milano, ha parlato della situazione dei contagi da Covid in città nel corso di una commissione del Comune di Milano.
“Oggi io posso chiedere un tampone per il 12 novembre, nuovi slot non ne inseriscono, domani ci sarà la possibilità di inserire persone per il 13 novembre. Ho gente da 20 giorni bloccata a casa, con positività, che deve controllare il tampone e non viene chiamata da Ats sistematicamente – ha aggiunto -. Si fanno code disumane nei drive through per fare il tampone anche se avrebbero diritto a farlo. Devono fare code da 6, 7, 8 ore”.
La situazione secondo la consigliera dell’ordine dei medici “è drammatica. In questo periodo nel mio lavoro quotidiano inserisco in sorveglianza dai 15 ai 20 casi positivi nuovi ogni giorno. Ci sono intere famiglie dove nel giro di pochi giorni si positivizzano tutti. Per questo abbiamo dovuto chiedere di chiudere tutto, per cercare di mettere uno stop a questa situazione che sta degenerando – ha concluso -. Venti persone al giorno positive sono tante per ogni medico di famiglia”.

E non solo. La Zocchi sottolinea che ancora oggi non c’è la disponibilità dei dispositivi di protezione personale e questo rappresenta un ostacolo oggettivo nell’azione medica. “Abbiamo avuto dispositivi di protezione donati dal Comune di Milano, da Croce Rossa, dall’ordine dei medici, li abbiamo comprati noi, ne stanno arrivando da Arcuri, ma mai da Ats – ha aggiunto – . Ci hanno detto che non abbiamo diritto ad avere i dispositivi perché non siamo dipendenti e questa è una follia perché Ats è responsabile della salute pubblica”.