Roma, 13 luglio 2021 – Il coordinatore per la progettazione ed esecuzione ha una funzione di vigilanza differente da quella del datore di lavoro e che riguarda la configurazione generale delle lavorazioni che comportino un rischio e non anche quella di controllo delle singole attività lavorative che è demandata ad altre figure operative. È quanto emerge dalla sentenza della Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione con la sentenza del 30 giugno 2021, n. 24915. Il caso vedeva un titolare di una ditta edile subire un infortunio letale a seguito del crollo del solaio di uno stabile con conseguente schiacciatura sotto una trave di cemento. Il coordinatore per la fase di progettazione ed esecuzione veniva tratto in giudizio per avere cagionato il crollo, avendo omesso la corretta valutazione dei rischi per gli operatori di cantiere nel Piano di Sicurezza e Coordinamento in relazione alla totale demolizione del solaio di sottotetto, opera non prevista da progetto e non autorizzata in via amministrativa, in violazione del D.Lgs. n. 81 del 2008, artt. 91 e 92.
Con riferimento alle attività di lavorazione svolte in un cantiere edile, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori è titolare di una posizione di garanzia che si affianca a quella di altri soggetti destinatari della normativa antinfortunistica, in quanto gli spettano compiti di alta vigilanza, consistenti nel controllo sulla corretta osservanza, da parte delle imprese, delle disposizioni contenute nel piano di sicurezza e di coordinamento nonché sulla scrupolosa applicazione delle procedure di lavoro a garanzia dell’incolumità dei lavoratori, e nella verifica dell’idoneità del piano operativo si sicurezza (POS) e nell’assicurazione della sua coerenza rispetto al piano di sicurezza e di coordinamento e nell’adeguamento dei piani in relazione all’evoluzione dei lavori ed alle eventuali modifiche intervenute, verificando, altresì, che le imprese esecutrici adeguino i rispettivi POS (Cass. pen., Sez. IV, 24 maggio 2016, n. 27165).
L’alta vigilanza della quale si fa menzione, lungi dal poter essere interpretata come una sorta di contrazione della posizione di garanzia, indica, piuttosto, il modo in cui vanno adempiuti i doveri tipici; mentre le figure operative sono prossime al posto di lavoro ed hanno poteri-doveri di intervento diretto, il coordinatore li ha solo quando constata direttamente gravi pericoli.
La gestione dei rischi non deve essere confusa con quelli che sono propri e specifici del committente e del datore di lavoro, che non sono e non possono essere gestiti dal coordinatore, fatte salve le violazioni macroscopiche; in tutti i casi estranei all’art. 92, lett. f), del D.Lgs. n. 81/2008 l’alta vigilanza del coordinatore per l’esecuzione viene in rilievo laddove si sia in presenza di un rischio interferenziale, sia cioè in atto una lavorazione che vede contemporaneamente al lavoro più imprese, con un aumentato rischio antinfortunistico reciproco.
Tale soggetto assume una funzione più generale di garante sulle situazioni di pericolo in cantiere, indipendentemente dalle lavorazioni in corso, solo nei casi di macroscopiche carenze organizzative o di attuazione della normativa antinfortunistica che determinino una situazione di pericolo grave ed imminente che gli impone di sospendere le singole lavorazioni fino alla verifica degli avvenuti adeguamenti effettuati dalle imprese interessate.
Il coordinatore per l’esecuzione, in definitiva, non è il controllore del datore di lavoro, ma solo il gestore del rischio interferenziale rischio di cui, nella fattispecie, non era stata fatta alcuna menzione.