Confad: i bisogni del caregiver familiare diventino legge

9 gennaio 2020 – Il disegno di legge 2461, meglio conosciuto come legge sul caregiver familiare, dovrebbe essere calendarizzato nei prossimi giorni. L’atteso provvedimento, che è stato depositato in Senato lo scorso agosto, continua a suscitare polemiche da più fronti. Uno su tutti il Coordinamento nazionale famiglie con disabilità (Confad) che ha diffuso ad inizio settimana un documento nel quale viene spiegato il ruolo del caregiver e i suoi bisogni/diritti fondamentali.
Confad, attraverso la sua pagina Facebook e un articolo a sua firma su superando.it  ha elencato i 5 punti che una legge “fatta bene” dovrà, a suo avviso, contenere per tutelare realmente i diritti della categoria dei caregiver. Riportiamo a seguire le rivendicazioni del Coordinamento nazionale:

1. Tutele previdenziali
È necessario prevedere la copertura dei contributi figurativi previsti per la figura professionale dell’OSS (Operatore Socio Sanitario), riferiti al periodo di accadimento svolto. Deve inoltre essere riconosciuto il diritto di accedere al prepensionamento, proporzionale agli anni svolti di caregiving, anticipato e senza penalizzazioni, al raggiungimento di 35 anni di contributi, sommando ai contributi da lavoro quelli figurativi versati dallo Stato per l’attività di caregiver familiare, sia che abbia svolto in precedenza o che stia svolgendo un’attività lavorativa, sia che non abbia mai potuto svolgere un’attività lavorativa. Il calcolo dei contributi figurativi sarà retroattivo per i caregiver che all’entrata in vigore della Legge presteranno ancora la loro attività di cura verso il proprio familiare.

2. Sostegno economico
Ai caregiver familiari più esposti al rischio di impoverimento che accudiscono un parente con disabilità non autosufficiente in particolari condizioni (ad esempio l’impossibilità della persona con disabilità di condurre un progetto di vita indipendente e costretto a vivere sempre in casa, o per ragioni legate alle condizioni di salute o ancora per il carico particolarmente usurante dell’attività di caregiving) dev’essere riconosciuto un contributo economico simile alla retribuzione della figura professionale dell’OSS (Operatore Socio Sanitario), riferiti al periodo di accadimento svolto.

3. Sanità
Sono necessari percorsi preferenziali nelle strutture sanitarie e sburocratizzazione delle pratiche, al fine di ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie. Il caregiver familiare, quindi, dovrà essere provvisto di un’apposita tessera di riconoscimento; è necessario, inoltre, prevedere la domiciliarizzazione delle visite specialistiche per la persona con disabilità accudita, nel caso in cui il suo trasferimento negli ambulatori specialistici possa comprometterne lo stato di salute o l’equilibrio psicofisico.

4. Diritto a curarsi, al riposo e alle ferie
Servono interventi di sollievo per garantire il diritto al riposo e alla cura del caregiver familiare (malattia, visite mediche), mediante il supporto di reti solidali, da attivarsi previo consenso dell’idoneità del servizio da parte della persona con disabilità o del suo amministratore di sostegno o tutore, o la copertura assicurativa a carico dello Stato con il rimborso delle spese sostenute per sopperire alla vacanza assistenziale nei periodi di malattia e di riposo.

5. Politiche attive per il lavoro
Ci si deve impegnare per l’inclusione lavorativa dei caregiver familiari che assistono persone con disabilità, incentivando il telelavoro e il cosiddetto “lavoro agile”; a tal proposito vanno attivatoi percorsi di reinserimento nel mondo lavorativo del caregiver familiare, secondo le proprie competenze professionali pregresse, o valorizzando le competenze acquisite nello svolgimento dell’attività stessa di caregiving.