Caporalato, nuovo filone scoperto a Novara

Roma, 16 dicembre 2021 – Veniva imposta una prestazione lavorativa di 17 ore al giorno per un compenso che non raggiungeva i due euro all’ora. L’ultimo caso di caporalato è stato scoperto a Novara e riguarda l’attività di volantinaggio pubblicitario. Quattro le ordinanze di misura cautelare scattate per un italiano di 44 anni, messo ai domiciliari, e per tre pakistani di 32, 35 e 44 anni. Le accuse sono intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
La giornata di lavoro consisteva in una lunga trasferta a bordo di furgoni “obsoleti e fatiscenti”, ora messi sotto sequestro, verso la località che poi, a piedi, dovevano percorrere in lungo in largo, con qualsiasi tempo, per distribuire migliaia di volantini nella buca delle lettere delle case di mezzo Nord Italia. “Senza nemmeno dei dispositivi di protezione individuale come le pettorine”, scrivono i giudici. E con una paga ‘da schiavi’.
L’operazione, svolta dalla squadra mobile, è stata definita dal questore della città piemontese, Rosanna Lavezzaro, “un unicum nel Nord Italia, la prima inchiesta sul caporalato in ambiente urbano”.
Finora, infatti, di fenomeni riconducibili al caporalato si era parlato in prevalenza nel settore dell’agricoltura. Qui invece era all’opera un gruppo che gestiva la distribuzione di volantini. Il territorio di pertinenza era piuttosto ampio e si estendeva dal Piemonte alla Liguria e dalla Lombardia alla Valle d’Aosta. Decine, in maggioranza di nazionalità pakistana, i lavoratori impegnati.
L’inchiesta aveva preso il via nell’agosto dello scorso anno, dopo alcune segnalazioni di cittadini, per arginare situazioni di degrado di determinate zone della città ad alta concentrazione di residenti di origine extracomunitaria. Furono svolti dei controlli, a Novara, in appartamenti fatiscenti nel quartiere di Sant’Agabio, ed emerse la presenza di comunità di pakistani “in condizioni di sovraffollamento e promiscuità – sottolineano in Questura – con rischi igienici in periodo di pandemia”. Molti degli stranieri avevano raccontato i tempi e i modi in cui svolgevano il loro lavoro “e il pagamento di un corrispettivo in denaro per l’affitto del proprio posto letto”, che spesso dovevano condividere con gli stranieri costretti alle stesse condizioni di sfruttamento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.